Bankitalia, tantissimi italiani in difficoltà col mutuo

Bankitalia tantissimi italiani in difficolta col mutuo

Bankitalia, in uno dei suoi ultimi report, ha stimato l’impatto che l’epidemia di coronavirus, e la conseguente crisi economica che ne sta scaturendo, avrà sul mondo del lavoro: si perderà il 3,8% della forza lavoro, che in numeri assoluti sono quasi un milione di posti in meno.

Una cifra enorme, che metterà in difficoltà migliaia di famiglie, che si ritroveranno con entrate ridotte o addirittura azzerate.

Non stupisce quindi un altro dato sempre diffuso da Bankitalia: ad aprile il 38% “dei mutuatari ha affermato di avere difficoltà nel pagare le rate” a causa degli effetti dell’epidemia di Covid-19.

E’ quanto emerge dall’indagine straordinaria sulle famiglie realizzata dalla Banca d’Italia e riportata nella Relazione annuale di Palazzo Koch.

La percentuale si alza tra gli autonomi (52%) e tra gli impiegati nel commercio e nella ristorazione (64%). 

Le riserve a disposizione di tante famiglie sono limitate: “gli individui che hanno dichiarato di avere accumulato risparmi sufficienti – si legge nella relazione – per i consumi essenziali (cibo, riscaldamento, igiene, ecc.) e, se indebitati, per il pagamento delle rate per non più di tre mesi, sono il 38% del totale; la percentuale sale a oltre il 50% nel caso in cui il soggetto sia un lavoratore con un contratto a termine o il reddito familiare si sia più che dimezzato in conseguenza della pandemia”.

Giacenza media, ecco come calcolarla

Giacenza media ecco come calcolarla

In questo periodo bisogna rinnovare la propria dichiarazione dei redditi, e da qualche anno a questa parte il Fisco, per poter controllare maggiormente tutti i lavoratori ed evitare evasioni, chiede numerosi dati “aggiuntivi”.

Tra questi spicca la giacenza media dei propri conti e delle proprie carte prepagate: di cosa si tratta?

Per giacenza media annua si intende l’importo medio che abbiamo avuto a disposizione in banca, sul conto corrente o sul conto deposito, nel corso di un anno.

Se infatti il saldo iniziale e quello finale potrebbero essere facilmente aggirati da un evasore esperto, con la giacenza media si ha un quadro chiaro delle somme versate da parte dell’intestatario.

Di solito sono direttamente gli istituti di credito, su richiesta del cliente, a certificare il dato, ma volendo lo si può calcolare anche in autonomia.

Per poter ottenere la giacenza media è sufficiente prendere tutti gli estratti conto bancari o postali relativi all’anno di riferimento.

Per ogni estratto conto, sarà sufficiente individuare i numeri creditori totali, dopo di che sommarli e dividerli per 365. Si otterrà in tal modo l’importo della giacenza media.

Carta di credito e di debito, ecco quali sono le differenze

Carta di credito e di debito ecco quali sono le differenze

Oggigiorno ognuno di noi possiede una carta elettronica con cui poter effettuare pagamenti elettronici, dato che a tutti prima o poi capita di dover fare acquisti online, senza contare che da qualche mese sessiste l’obbligo di accredito degli stipendi su un conto postale o bancario.

Se però per diverse tipologie di pagamenti basta la carta di debito, per altri serve la carta di credito a garanzia: ma qual è la principale differenza tra le due?

La carta di credito è uno strumento di pagamento collegato a un conto corrente: permette infatti di fare acquisti anche quando non si dispone del denaro contante perché la spesa viene addebitata sul conto successivamente.

Le carte di credito comuni (dette “a saldo”) consentono di posticipare l’addebito alla metà del mese successivo a quello in cui viene effettuato l’acquisto, mentre le carte di credito revolving permettono di dilazionare l’addebito in più rate. Tipicamente poi la carta di credito è dotata di massimali elevati, funziona su circuiti di pagamento diversi e viene richiesta come cauzione per la fruizione di determinati servizi.

La carta di debito, conosciuta più comunemente come Bancomat, consente invece al titolare di utilizzare due principalmente due servizi: il prelievo di denaro presso ATM e il pagamento presso gli esercizi commerciali. Con questa carta la spesa effettuata viene prelevata al momento dell’acquisto dal proprio conto corrente bancario.

Questa non va confusa neppure con la carta prepagata, definita dalla formula pay before: comporta in buona sostanza un pagamento anticipato da parte del titolare della carta, che versa in partenza un ammontare di denaro per averne poi la disponibilità attraverso la carta stessa.

Non possiede un plafond, ma solamente un limite massimo di capienza e non accede direttamente al conto corrente. N

Startup innovativa, le possibilità di finanziamento da non lasciarsi scappare

Startup innovativa le possibilita di finanziamento da non lasciarsi scappare

In un mercato sempre più saturo e competitivo, è difficile scegliere se e in cosa investire, ma da qualche anno a questa parte le cosiddette “startup innovative” si stanno proponendo come una valida alternative alle imprese tradizionali.

Il Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179 recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese“, convertito con modifiche dalla legge 17 dicembre 2012 n. 221, reca la definizione puntuale di una startup innovativa definendola come “una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano oppure Società Europea, le cui azioni o quote non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione”.

La suddetta legge e le successive evoluzioni normative si sono occupate di definire tutti i requisiti che questa tipologia di impresa deve possedere.

L’articolo 25, comma 2, nello specifico individua i requisiti obbligatori che l’impresa deve rispettare:

  1. le azioni o le quote del capitale sociale non devono essere quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione;
  2. svolge la sua attività da non più di 5 anni;
  3. è fiscalmente residente in Italia o in uno degli Stati membri dell’Unione Europea oppure in uno degli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia;
  4. il valore della produzione a partire dal secondo esercizio e per tutta la durata del regime di favore non deve superare i 5 milioni di euro;
  5. gli utili non devono essere distribuiti perché devono essere reinvestiti in azienda e devono altresì fungere da garanzia (in caso di perdite future) nei confronti dei creditori e dei terzi;
  6. l’oggetto sociale, sia esso esclusivo o prevalente, deve riguardare lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico, dove per alto valore tecnologico non si intende solo il mondo digitale ma qualsiasi settore economico (compreso il processo produttivo) che si caratterizza per un certo livello di innovazione;
  7. l’impresa non può essere figlia di operazioni di riorganizzazione aziendale perché obiettivo del decreto era quello di favorire la nascita di nuove attività imprenditoriali.

In più, oltre a possedere tutti i suddetti requisiti, la società deve possedere almeno uno dei seguenti, ulteriori, requisiti: le spese in ricerca e sviluppo devono risultare pari, o superiori, al 20% del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione; almeno un terzo dei dipendenti devono possedere titolo di dottorato di ricerca (o dottorando di ricerca presso un’università italiana o straniera),titolo di laurea o attestazione di svolgimento di attività di ricerca certificata; la società deve essere titolare, o depositaria o licenziatario, di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività d’impresa.

Di per sé una startup non ha una storia da raccontare e non ha troppe garanzie da offrire: chi decide di investire lo fa seguendo più una scia emotiva che razionale, ma certamente contano anche tutte le agevolazioni che lo Stato offre.

La legge infatti rivolge alle imprese riconosciute come startup innovative particolari agevolazioni e semplificazioni fiscali, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo, l’innovazione e la crescita del Paese.

Nello specifico, le agevolazioni e gli incentivi per chi costituisce una startup innovativa sono notevoli e con la Legge di Bilancio 2017 sono state inserite nuovi importanti sgravi fiscali.

Innanzitutto la start-up innovativa dal momento della sua iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese è esonerata dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per gli adempimenti relativi alle iscrizioni nel registro delle imprese, nonché dal pagamento del diritto annuale .L’esenzione è dipendente dal mantenimento dei requisiti previsti dalla legge per l’acquisizione della qualifica di start-up innovativa e dura comunque non oltre il quinto anno di iscrizione.

Viene inoltre introdotto un regime fiscale e contributivo di favore per i piani di incentivazione basati sull’assegnazione di azioni, quote o titoli similari ad amministratori, dipendenti, collaboratori e fornitori, come specificato dettagliatamente nella Sezione IX del decreto-legge n. 179/2012.

L’agevolazione si sostanzia nell’esclusione degli strumenti finanziari percepiti a titolo di reddito di lavoro dalla formazione del reddito imponibile, sia ai fini fiscali che contributivi, e ha il solo scopo di favorire l’incentivazione e la fidelizzazione dei soggetti che intrattengono rapporti con la start-up.

Sono inoltre previste modalità semplificate per la fruizione del credito di imposta per l’assunzione di personale altamente qualificato. Il credito di imposta è concesso nella misura del 35% del costo sostenuto per le assunzioni ed è concesso a tutte le aziende che assumono personale in possesso di dottorato di ricerca universitario o laurea magistrale in discipline tecnico-scientifiche.

startup innovative finanziamenti

Per quanto riguarda la sua costituzione, vi è un’apposita disciplina per la raccolta di capitale di rischio da parte delle imprese startup innovative attraverso portali online, avviando una modalità innovativa di raccolta diffusa di capitale (crowdfunding).

Inoltre le startup potranno usufruire gratis e in modo semplificato del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese, anche mediante la previsione di condizioni di favore in termini di copertura e di importo massimo garantito.

Per attirare anche talenti e capitali stranieri, sono previsti permessi di soggiorno agevolati per chi decide di costituire una startup innovativa in Italia. I cittadini stranieri già titolari di permesso di soggiorno per studio, tirocinio o formazione che sceglieranno di restare in Italia potranno infatti richiedere la conversione del permesso di soggiorno senza necessità di tornare nel Paese d’origine per l’apposizione del visto.

Un occhio di riguardo viene posto anche per quanto riguarda le eventuali difficoltà sopraggiunte, dato che vi è un elevato rischio economico per chi decide di investire.

In particolare è stata prevista l’esclusione dalle procedure concorsuali vigenti, prevedendo il loro assoggettamento, in via esclusiva, alla disciplina della gestione della crisi da sovra-indebitamento, applicabile ai soggetti non fallibili che non prevede la perdita di capacità dell’imprenditore ma la mera segregazione del patrimonio destinato alla soddisfazione dei creditori.

Ricordiamo che le startup innovative devono registrarsi nella sezione speciale del Registro delle Imprese creato presso le Camere di Commercio. L’iscrizione si effettua in modalità telematica, inviando una dichiarazione di autocertificazione circa il possesso dei requisiti richiesti. Saranno poi le autorità competenti a controllare l’effettiva corrispondenza tra i requisiti di legge e quelli dichiaratati.

Il registro speciale delle startup innovative viene reso pubblico in formato elettronico e aggiornato su base settimanale dal sistema camerale, in modo da dare pubblicità e favorire il monitoraggio diffuso.

Infine un occhio ai numeri. Secondo il 15esimo rapporto trimestrale sulle aziende innovative realizzato da ministero e InfoCamere, oggi sono 8.897 le società iscritte alla sezione speciale del registro delle imprese che possono vantare lo status di start up innovative.

Le società di capitali costituite da meno di cinque anni, con fatturato non inferiore ai cinque milioni di euro l’anno e in possesso dei requisiti di innovazione tecnologica previsti dalla legge, sono cresciute di 506 unità rispetto alla fine del 2017.

Il capitale sociale sottoscritto dalle start up è cresciuto, passando da poco più di 423 milioni di euro a dicembre a ben 499 milioni di euro (+18%). In media 56.097 euro a impresa.

La presenza è elevata nella fabbricazione di computer (32,7%), nella produzione di software (32,2%) e nel campo della ricerca e sviluppo (65,6%).

La Lombardia si conferma la regione capofila per numero di startup innovative, superando quota duemila: sono 2.132, pari al 24% del totale nazionale. Seguono il Lazio, con 911 (10,2%), che per la prima volta supera l’Emilia-Romagna, ferma a 884 (9,9%). Al quarto posto rimane il Veneto con 822 (9,2%), seguito dalla Campania, prima regione del Mezzogiorno con 658 start up (7,4%).

I Fondi europei per lo sport

I Fondi europei per lo sport

I Fondi europei per lo sport, opportunità e modalità di partecipazione.

Meno male che c’è lo sport, quello sano, quello vero. E che ci sono anche istituzioni deputate a finanziare lo sport. E meno male che, in fin dei conti, c’è anche l’Europa che, con tutti i problemi che dà e che ha, qualcuna giusta ne fa.

Come quando decide di finanziare progetti interessanti riguardanti le materie più disparate. Noi che siamo a demonizzare quotidianamente l’Europa, in fondo, però, riconosciamo pure una settantina di anni senza guerre, una moneta unica, e soldi, per l’appunto per progetti interessanti.

In particolare in Italia si registra una carenza quasi cronica per i finanziamenti diretti a due settori della vita sociale: la scienza e lo sport. Per quanto riguarda i mancati finanziamenti alla scienza, potremmo dire tutto il male possibile.  Abbiamo abbandonato la ricerca scientifica, considerandola un aspetto di serie B della società: senza alcuna prospettiva, senza alcuna lungimiranza.

Il risultato è stato che la nostra beneamata nazione è rimasta indietro di anni luce rispetto ad altre in tema di progresso tecnologico; e ne stiamo pagando le conseguenze. L’altro aspetto trascurato in termini di adeguati finanziamenti e di sviluppo di progetti, è stato per l’appunto lo sport.

Purtroppo da noi lo sportivo lo si identifica spesso, più che con colui che fa sport, col tifoso. Magari lo sportivo vero è quello che fa l’una e l’altra cosa; tuttavia la carenza vera sta nel non aver prestato sufficiente attenzione al mondo dello sport inteso come momento di condivisione sociale. Oltre al fatto che, come noto, al di là di ogni altro tipo di risvolto, lo sport fa bene, anzi, benissimo alla salute.

Vale più una sana attività sportiva di base che mille medicine. Un corpo tonico, allenato, equilibrato, naturalmente è meno portato alle malattie, e quando queste ci sono, vengono superate meglio. Queste cose, per fare degli esempi, le hanno capite benissimo in Francia e in Inghilterra, dove interessanti programmi per le scuole, e più in generale per la società, hanno portato negli ultimi decenni a sviluppare le discipline sportive in maniera esponenziale. I risultati si vedono tutti quando si fanno le Olimpiadi o i Campionati del Mondo di Calcio, ad esempio.

Anni di programmazione, di progetti, e soprattutto di finanziamenti al mondo dello sport, hanno portato a questo. In Italia il finanziamento alle attività sportive è sempre stato, storicamente, estremamente limitato, quasi statico. Risorse limitate e scarsa programmazione sono stati i nostri punti deboli, anche se, come sempre, esistono le eccezioni. E talvolta anche le eccellenze.

I Fondi europei per lo sport modalita di partecipazionePer fortuna, come dicevamo, oggi ci sono i fondi europei per lo sport. Per partecipare ai relativi bandi, e quindi ottenere questi fondi, che sono anche consistenti, è consigliabile non essere colti impreparati, partecipando a dei corsi per la predisposizione alle domande di ammissione ai fondi stessi.

Addirittura in rete esistono anche dei corsi online. In questi corsi è possibile essere introdotti nella maniera più adeguata a concetti come “obiettivi prioritari di investimento, programmazione, struttura degli investimenti”.

Se intendiamo, ad esempio, partecipare al famoso programma Erasmus Plus Sport o agli altri FSE e FESR, avremo, partecipando a questi corsi, la possibilità di sviscerare le tematiche e le problematiche legate agli aspetti tecnici e metodologici riguardanti la gestione organizzativa e finanziaria dei progetti.

I professionisti del settore sportivo avranno così modo di aumentare notevolmente la loro capacità di inserimento nel mondo dei finanziamenti sportivi europei, sapendosi interfacciare anche con le realtà amministrative italiane, ivi comprese le Regioni, attraverso le quali passano gran parte dei fondi messi a disposizione dall’Europa.

Bisognerà controllare sui siti istituzionali regionali, di volta in volta, la disponibilità e l’entità di questi fondi, nonché le procedure e le modalità per ottenerli. Con una buona preparazione a questi corsi, non risulterà cosa particolarmente difficile.