ViViBanca S.p.A. completa il collocamento dei titoli senior sul mercato

ViViBanca spa completa il collocamento dei titoli senior sul mercato

ViViBanca S.p.A. ha completato il collocamento dei titoli senior sul mercato per un controvalore pari a 308 milioni di euro. La banca, operante nel Credito al Consumo, ha completato la sua seconda cartolarizzazione con il collocamento dei titoli senior sul mercato dei capitali.

Quando si parla di un processo di cartolarizzazione avviato da una banca, ci si riferisce ad un’operazione finanziaria finalizzata alla vendita dei propri crediti a una società specializzata SPV (Special Purpose Vehicle). La società SPV verifica attentamente i crediti ceduti dalla Banca e versa a quest’ultima il corrispettivo economico ottenuto con l’emissione di titoli obbligazionari relativi ai crediti venduti. Un processo che spiegheremo in modo più approfondito in questo articolo.

L’offerta della tranche senior ha riscontrato un successo molto importante, con ordini pari a 730 milioni di euro. Per ViviBanca si tratta di un’operazione ben riuscita e anche molto importante perché rappresenta il primo collocamento sul mercato di titoli italiani ABS “Post Covid”.

Il successo di ViviBanca S.p.A

Questa seconda cartolarizzazione è espressamente definita come un grande successo, frutto di una strategia ben definita: gli ordini sono stati effettuati da 20 investitori istituzionali, per circa il 60% dell’ammontare, di cui 10 investitori esteri. Il significato di questi ordini si racchiude nell’apprezzamento degli investitori della qualità dei crediti sottostanti l’operazione di cartolarizzazione.

ViViBanca spa completa il collocamento dei titoli senior sul mercato

Una richiesta così elevata delle note senior, provenienti da investitori nazionali ed internazionali, rappresenta per ViviBanca S.p.A un grande segno di fiducia sulla qualità degli asset che costituiscono il core business della banca.

L’operazione, strutturata da Société Générale Corporate & Investment Banking (SG CIB) è stata perfezionata tramite la società veicolo Eridano II Spv. Imi-Intesa Sanpaolo e SG CIB hanno agito in qualità di joint lead managers e bookrunners nel collocamento dei titoli senior sul mercato dei capitali.

 

Come funziona il processo di cartolarizzazione

I titoli senior sono stati collateralizzati da un portafoglio di crediti di finanziamenti assistiti da cessione del quinto dello stipendio, della pensione e dalla delegazione di pagamento. Per poter finanziare l’acquisto del portafoglio, l’SPV ha emesso 3 serie di titoli, denominati a loro volta: Senior, Mezzanine e Junior.

Per spiegare il successo di ViviBanca, ottenuto attraverso questa seconda cartolarizzazione, è necessario un paragrafo volto a chiarire ogni passaggio effettuato dalla banca durante il processo. La banca ha trasferito i crediti ad una speciale SPV che, a sua volta, riceve i pagamenti per gli interessi e la restituzione del capitale da coloro che hanno sottoscritto eventuali mutui.

La SPV emette delle obbligazioni che successivamente vengono sottoscritte dagli investitori e sono strutturate in tranche, dove ad ognuna di queste viene attribuito un rating. Il pagamento di ogni tranche avviene a “cascata”, ovvero vengono pagate le tranche meno rischiose e successivamente quelle più rischiose. Il processo di cartolarizzazione è molto importante in quanto consente, ad una banca, di trasformare le proprie attività non liquide (il Credito) in attività liquide, permettendo quindi di replicare il processo e di aumentare la concessione di ulteriori crediti.

Bankitalia, tantissimi italiani in difficoltà col mutuo

Bankitalia tantissimi italiani in difficolta col mutuo

Bankitalia, in uno dei suoi ultimi report, ha stimato l’impatto che l’epidemia di coronavirus, e la conseguente crisi economica che ne sta scaturendo, avrà sul mondo del lavoro: si perderà il 3,8% della forza lavoro, che in numeri assoluti sono quasi un milione di posti in meno.

Una cifra enorme, che metterà in difficoltà migliaia di famiglie, che si ritroveranno con entrate ridotte o addirittura azzerate.

Non stupisce quindi un altro dato sempre diffuso da Bankitalia: ad aprile il 38% “dei mutuatari ha affermato di avere difficoltà nel pagare le rate” a causa degli effetti dell’epidemia di Covid-19.

E’ quanto emerge dall’indagine straordinaria sulle famiglie realizzata dalla Banca d’Italia e riportata nella Relazione annuale di Palazzo Koch.

La percentuale si alza tra gli autonomi (52%) e tra gli impiegati nel commercio e nella ristorazione (64%). 

Le riserve a disposizione di tante famiglie sono limitate: “gli individui che hanno dichiarato di avere accumulato risparmi sufficienti – si legge nella relazione – per i consumi essenziali (cibo, riscaldamento, igiene, ecc.) e, se indebitati, per il pagamento delle rate per non più di tre mesi, sono il 38% del totale; la percentuale sale a oltre il 50% nel caso in cui il soggetto sia un lavoratore con un contratto a termine o il reddito familiare si sia più che dimezzato in conseguenza della pandemia”.

Giacenza media, ecco come calcolarla

Giacenza media ecco come calcolarla

In questo periodo bisogna rinnovare la propria dichiarazione dei redditi, e da qualche anno a questa parte il Fisco, per poter controllare maggiormente tutti i lavoratori ed evitare evasioni, chiede numerosi dati “aggiuntivi”.

Tra questi spicca la giacenza media dei propri conti e delle proprie carte prepagate: di cosa si tratta?

Per giacenza media annua si intende l’importo medio che abbiamo avuto a disposizione in banca, sul conto corrente o sul conto deposito, nel corso di un anno.

Se infatti il saldo iniziale e quello finale potrebbero essere facilmente aggirati da un evasore esperto, con la giacenza media si ha un quadro chiaro delle somme versate da parte dell’intestatario.

Di solito sono direttamente gli istituti di credito, su richiesta del cliente, a certificare il dato, ma volendo lo si può calcolare anche in autonomia.

Per poter ottenere la giacenza media è sufficiente prendere tutti gli estratti conto bancari o postali relativi all’anno di riferimento.

Per ogni estratto conto, sarà sufficiente individuare i numeri creditori totali, dopo di che sommarli e dividerli per 365. Si otterrà in tal modo l’importo della giacenza media.

Carta di credito e di debito, ecco quali sono le differenze

Carta di credito e di debito ecco quali sono le differenze

Oggigiorno ognuno di noi possiede una carta elettronica con cui poter effettuare pagamenti elettronici, dato che a tutti prima o poi capita di dover fare acquisti online, senza contare che da qualche mese sessiste l’obbligo di accredito degli stipendi su un conto postale o bancario.

Se però per diverse tipologie di pagamenti basta la carta di debito, per altri serve la carta di credito a garanzia: ma qual è la principale differenza tra le due?

La carta di credito è uno strumento di pagamento collegato a un conto corrente: permette infatti di fare acquisti anche quando non si dispone del denaro contante perché la spesa viene addebitata sul conto successivamente.

Le carte di credito comuni (dette “a saldo”) consentono di posticipare l’addebito alla metà del mese successivo a quello in cui viene effettuato l’acquisto, mentre le carte di credito revolving permettono di dilazionare l’addebito in più rate. Tipicamente poi la carta di credito è dotata di massimali elevati, funziona su circuiti di pagamento diversi e viene richiesta come cauzione per la fruizione di determinati servizi.

La carta di debito, conosciuta più comunemente come Bancomat, consente invece al titolare di utilizzare due principalmente due servizi: il prelievo di denaro presso ATM e il pagamento presso gli esercizi commerciali. Con questa carta la spesa effettuata viene prelevata al momento dell’acquisto dal proprio conto corrente bancario.

Questa non va confusa neppure con la carta prepagata, definita dalla formula pay before: comporta in buona sostanza un pagamento anticipato da parte del titolare della carta, che versa in partenza un ammontare di denaro per averne poi la disponibilità attraverso la carta stessa.

Non possiede un plafond, ma solamente un limite massimo di capienza e non accede direttamente al conto corrente. N

Startup innovativa, le possibilità di finanziamento da non lasciarsi scappare

Startup innovativa le possibilita di finanziamento da non lasciarsi scappare

In un mercato sempre più saturo e competitivo, è difficile scegliere se e in cosa investire, ma da qualche anno a questa parte le cosiddette “startup innovative” si stanno proponendo come una valida alternative alle imprese tradizionali.

Il Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179 recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese“, convertito con modifiche dalla legge 17 dicembre 2012 n. 221, reca la definizione puntuale di una startup innovativa definendola come “una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano oppure Società Europea, le cui azioni o quote non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione”.

La suddetta legge e le successive evoluzioni normative si sono occupate di definire tutti i requisiti che questa tipologia di impresa deve possedere.

L’articolo 25, comma 2, nello specifico individua i requisiti obbligatori che l’impresa deve rispettare:

  1. le azioni o le quote del capitale sociale non devono essere quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione;
  2. svolge la sua attività da non più di 5 anni;
  3. è fiscalmente residente in Italia o in uno degli Stati membri dell’Unione Europea oppure in uno degli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia;
  4. il valore della produzione a partire dal secondo esercizio e per tutta la durata del regime di favore non deve superare i 5 milioni di euro;
  5. gli utili non devono essere distribuiti perché devono essere reinvestiti in azienda e devono altresì fungere da garanzia (in caso di perdite future) nei confronti dei creditori e dei terzi;
  6. l’oggetto sociale, sia esso esclusivo o prevalente, deve riguardare lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico, dove per alto valore tecnologico non si intende solo il mondo digitale ma qualsiasi settore economico (compreso il processo produttivo) che si caratterizza per un certo livello di innovazione;
  7. l’impresa non può essere figlia di operazioni di riorganizzazione aziendale perché obiettivo del decreto era quello di favorire la nascita di nuove attività imprenditoriali.

In più, oltre a possedere tutti i suddetti requisiti, la società deve possedere almeno uno dei seguenti, ulteriori, requisiti: le spese in ricerca e sviluppo devono risultare pari, o superiori, al 20% del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione; almeno un terzo dei dipendenti devono possedere titolo di dottorato di ricerca (o dottorando di ricerca presso un’università italiana o straniera),titolo di laurea o attestazione di svolgimento di attività di ricerca certificata; la società deve essere titolare, o depositaria o licenziatario, di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività d’impresa.

Di per sé una startup non ha una storia da raccontare e non ha troppe garanzie da offrire: chi decide di investire lo fa seguendo più una scia emotiva che razionale, ma certamente contano anche tutte le agevolazioni che lo Stato offre.

La legge infatti rivolge alle imprese riconosciute come startup innovative particolari agevolazioni e semplificazioni fiscali, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo, l’innovazione e la crescita del Paese.

Nello specifico, le agevolazioni e gli incentivi per chi costituisce una startup innovativa sono notevoli e con la Legge di Bilancio 2017 sono state inserite nuovi importanti sgravi fiscali.

Innanzitutto la start-up innovativa dal momento della sua iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese è esonerata dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per gli adempimenti relativi alle iscrizioni nel registro delle imprese, nonché dal pagamento del diritto annuale .L’esenzione è dipendente dal mantenimento dei requisiti previsti dalla legge per l’acquisizione della qualifica di start-up innovativa e dura comunque non oltre il quinto anno di iscrizione.

Viene inoltre introdotto un regime fiscale e contributivo di favore per i piani di incentivazione basati sull’assegnazione di azioni, quote o titoli similari ad amministratori, dipendenti, collaboratori e fornitori, come specificato dettagliatamente nella Sezione IX del decreto-legge n. 179/2012.

L’agevolazione si sostanzia nell’esclusione degli strumenti finanziari percepiti a titolo di reddito di lavoro dalla formazione del reddito imponibile, sia ai fini fiscali che contributivi, e ha il solo scopo di favorire l’incentivazione e la fidelizzazione dei soggetti che intrattengono rapporti con la start-up.

Sono inoltre previste modalità semplificate per la fruizione del credito di imposta per l’assunzione di personale altamente qualificato. Il credito di imposta è concesso nella misura del 35% del costo sostenuto per le assunzioni ed è concesso a tutte le aziende che assumono personale in possesso di dottorato di ricerca universitario o laurea magistrale in discipline tecnico-scientifiche.

startup innovative finanziamenti

Per quanto riguarda la sua costituzione, vi è un’apposita disciplina per la raccolta di capitale di rischio da parte delle imprese startup innovative attraverso portali online, avviando una modalità innovativa di raccolta diffusa di capitale (crowdfunding).

Inoltre le startup potranno usufruire gratis e in modo semplificato del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese, anche mediante la previsione di condizioni di favore in termini di copertura e di importo massimo garantito.

Per attirare anche talenti e capitali stranieri, sono previsti permessi di soggiorno agevolati per chi decide di costituire una startup innovativa in Italia. I cittadini stranieri già titolari di permesso di soggiorno per studio, tirocinio o formazione che sceglieranno di restare in Italia potranno infatti richiedere la conversione del permesso di soggiorno senza necessità di tornare nel Paese d’origine per l’apposizione del visto.

Un occhio di riguardo viene posto anche per quanto riguarda le eventuali difficoltà sopraggiunte, dato che vi è un elevato rischio economico per chi decide di investire.

In particolare è stata prevista l’esclusione dalle procedure concorsuali vigenti, prevedendo il loro assoggettamento, in via esclusiva, alla disciplina della gestione della crisi da sovra-indebitamento, applicabile ai soggetti non fallibili che non prevede la perdita di capacità dell’imprenditore ma la mera segregazione del patrimonio destinato alla soddisfazione dei creditori.

Ricordiamo che le startup innovative devono registrarsi nella sezione speciale del Registro delle Imprese creato presso le Camere di Commercio. L’iscrizione si effettua in modalità telematica, inviando una dichiarazione di autocertificazione circa il possesso dei requisiti richiesti. Saranno poi le autorità competenti a controllare l’effettiva corrispondenza tra i requisiti di legge e quelli dichiaratati.

Il registro speciale delle startup innovative viene reso pubblico in formato elettronico e aggiornato su base settimanale dal sistema camerale, in modo da dare pubblicità e favorire il monitoraggio diffuso.

Infine un occhio ai numeri. Secondo il 15esimo rapporto trimestrale sulle aziende innovative realizzato da ministero e InfoCamere, oggi sono 8.897 le società iscritte alla sezione speciale del registro delle imprese che possono vantare lo status di start up innovative.

Le società di capitali costituite da meno di cinque anni, con fatturato non inferiore ai cinque milioni di euro l’anno e in possesso dei requisiti di innovazione tecnologica previsti dalla legge, sono cresciute di 506 unità rispetto alla fine del 2017.

Il capitale sociale sottoscritto dalle start up è cresciuto, passando da poco più di 423 milioni di euro a dicembre a ben 499 milioni di euro (+18%). In media 56.097 euro a impresa.

La presenza è elevata nella fabbricazione di computer (32,7%), nella produzione di software (32,2%) e nel campo della ricerca e sviluppo (65,6%).

La Lombardia si conferma la regione capofila per numero di startup innovative, superando quota duemila: sono 2.132, pari al 24% del totale nazionale. Seguono il Lazio, con 911 (10,2%), che per la prima volta supera l’Emilia-Romagna, ferma a 884 (9,9%). Al quarto posto rimane il Veneto con 822 (9,2%), seguito dalla Campania, prima regione del Mezzogiorno con 658 start up (7,4%).