Pensioni precoci: ecco chi ne ha diritto

L’età pensionabile indica i requisiti anagrafici e contributivi che consentono ad un soggetto di ottenere un trattamento a carico di un ente previdenziale, pubblico o privato, potendo quindi ritirarsi dal lavoro.

Nonostante la Riforma Fornero del 2011, l’età per il collocamento a riposo risulta ancora estremamente variabile.

Attualmente, per il 2017,  l’età per ritirarsi dalla propria attività lavorativa e ricevere la pensione di vecchiaia è fissata a :

  • 66 anni e sette mesi  per gli uomini ( sia autonomi che dipendenti , pubblici e privati) e le donne che lavorano nel settore pubblico
  • 65 anni e 7 mesi per le donne dipendenti del settore privato
  • 66 anni e 1 mese per le donne lavoratrici autonome

Per alcuni lavoratori l’ordinamento riconosce però la possibilità di accedere prima alla pensione, anche mediante la concessione di alcuni “abbuoni” contributivi, ovvero specifiche maggiorazioni convenzionali dei contributi.

Fino ad oggi, per ogni anno mancante dal momento in cui si sceglieva di andare in pensione e l’età minima per la pensione di vecchiaia, il montante calcolato con il metodo retributivo era ridotto dell’1 percento (2% per gli anni prima dei 60 di età).

Con la legge di bilancio appena approvata, a partire da maggio 2017 , è stato introdotto un nuovo meccanismo per anticipare l’età per andare in pensione, detto “APE” , anticipo pensionistico.

Contenuto nella legge di bilancio per il 2017 (art. 1, co. 164 e ss. della legge 232/2016) l’APE volontario prenderà il via il prossimo 1° maggio 2017.

Il trattamento interesserà tutti i lavoratori iscritti presso l’assicurazione generale obbligatoria e le forme ad essa sostitutive od esclusive, dunque sia i lavoratori dipendenti del settore privato, sia gli autonomi, sia gli iscritti alla gestione separata nonché i lavoratori del pubblico impiego, in possesso di 63 anni di età, 20 anni di contributi e a non più di 3 anni e 7 mesi dalla pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio.

In sostanza, gli istituti di credito anticiperanno la somma che manca per raggiungere la pensione di vecchiaia. L’importo anticipato dovrà poi essere restituito a rate in 20 anni dall’interessato, a partire dal pensionamento vero e proprio, sotto forma di trattenute mensili sull’assegno erogato.

Per poter accedere a questo trattamento, l’interessato dovrà prima di tutto farsi certificare dall’Inps il possesso dei requisiti sopra individuati per avere diritto all’APE. L’istituto nella certificazione indicherà anche l’importo minimo e l’importo massimo dell’APE ottenibile, cifra che potrà essere scelta dal lavoratore sulla base delle proprie specifiche esigenze: la forchetta sarà fissata da un successivo Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri atteso in queste settimane.

Il lavoratore quindi potrà presentare domanda per accedere all’APE producendo, contestualmente, domanda diretta ad ottenere la pensione di vecchiaia da liquidarsi al raggiungimento dei requisiti anagrafici previsti dalla normativa vigente.

Nella domanda il richiedente indicherà sia il finanziatore che erogherà il prestito sia l’impresa assicurativa alla quale richiedere la copertura del rischio di premorienza. I finanziatori e le imprese assicurative saranno scelti dal lavoratore tra quelli che aderiranno agli accordi-quadro da stipularsi, e che verranno comunicati sempre contestualmente all’approvazione degli attesi Decreti Attuativi.

L’APE social viene invece riconosciuto in presenza di determinati requisiti, e contrariamente all’APE volontaria, è a carico dello stato, quindi non bisogna poi restituire le rate.

Questo tipo di trattamento è riconosciuto a coloro che hanno almeno 63 anni e si trovano in una delle seguenti situazioni:

  • disoccupati senza sussidio da almeno tre mesi
  • assistono da almeno sei mesi coniuge o un parente di primo grado con handicap grave
  • invalidi civili almeno al 74%
  • lavoratori dipendenti che svolgono da sei anni in via continuativa mansioni gravose (precisamente indicate nella legge).

In quest’ultimo caso, ci vogliono 36 anni di contributi, negli altri casi il requisito contributivo è pari a 30 anni.

Sul nuovo sito dell’Inps, operativo dal 3 aprile, sarà possibile avvalersi di un simulatore che calcolerà i costi per chi vorrà utilizzare lo strumento dell’APE volontaria.

Chi vorrà usufruire dell’Ape Social e dell’Ape volontaria dovrà presentarne domanda dal 1° maggio 2017 fino al 30 giugno 2017. I relativi assegni dovrebbero essere versati entro ottobre – novembre. La richiesta potrà essere inviata anche in una seconda finestra temporale (dal 1° luglio al 30 novembre) con erogazione del dovuto probabilmente tra gennaio e febbraio 2018.

Ai lavoratori che svolgono lavori usuranti si consente inoltre l’anticipo del pensionamento di 12 o 18 mesi eliminando le finestre di uscita previste dalla Legge Fornero; l’accesso alla pensione anticipata potrà avvenire se si è svolta un’attività usurante per almeno 7 anni negli ultimi 10 o per un numero di anni pari alla metà dell’intera vita lavorativa.

Il pensionamento anticipato è consentito anche per chi ha iniziato a lavorare molto giovane, cioè tutti quelli con 12 mesi di contributi legati al lavoro effettivo anche non continuativo prima del compimento del 19esimo anno di età.

La cosiddetta “Quota 41” consente quindi di uscire dal mondo del lavoro con 41 anni di contributi a prescindere dall’età ma bisogna comunque rientrare nelle seguenti categorie:

  • disoccupati senza ammortizzatori sociali
  • lavoratori in particolari condizione di salute
  • lavoratori occupati in lavori usuranti e attività gravose.

L’agevolazione non ha una data di scadenza, a differenza dell’APE, che termina, salvo proroghe, il 31 dicembre 2018, ma è presente un vincolo annuo di bilancio: qualora il numero dei pensionamenti risultasse superiore alle risorse messe a disposizione anno per anno la decorrenza del trattamento pensionistico verrà differita secondo alcuni criteri di priorità da fissare, anche questi, con un decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Chi utilizzerà questo canale di pensionamento non potrà però cumulare con il trattamento pensionistico redditi da lavoro, dipendente o autonomo, per un periodo di tempo corrispondente alla differenza tra l’anzianità contributiva necessaria per la pensione anticipata standard cioè 42 anni e 10 mesi di contributi.

Un anticipo significativo dell’età pensionabile è offerto poi, anche nel 2017, alle lavoratrici che hanno raggiunto 57 anni (58 anni le autonome) unitamente a 35 anni di contributi entro il 31.12.2015. Costoro potranno chiedere l’uscita anticipata a condizione di optare per la liquidazione della pensione con le regole di calcolo contributive, che però sono maggiormente penalizzanti.

Secondo le ultime notizie, i decreti attuativi per le pensioni precoci dovrebbero essere pronti entro pochi giorni, ma il dibattito con i sindacati è però ancora in atto: si spera quindi che sarà comunque possibile rispettare la scadenza del 1° maggio 2017 per iniziare a presentare le domande.

Pensioni precoci: ecco chi ne ha diritto ultima modifica: 2017-03-30T22:27:08+00:00 da Redazione Finanziamenti

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