Prestiti e prestiti personali, guide e consigli

Prestiti e prestiti personali guide e consigli

Prestiti e prestiti personali, guide e consigli per ottenere un finanziamento.

Molti di noi, almeno una volta nella vita hanno, avuto o avranno bisogno di un prestito, dalla propria famiglia o da un istituto di credito. Tutto ovviamente dipende da una serie di fattori tra cui l’entità del prestito. Se l’entità del prestito è limitata, c’è una maggiore possibilità di ottenerlo; è una questione di solvibilità, di capacità del debitore di far fronte a cifre minori con una tranquillità maggiore, pertanto le garanzie richieste in questo senso sono minori.

Prima di concedere un qualsiasi prestito gli istituti di credito effettuano le verifiche del caso, controllando specialmente se siete stati segnalati da altri istituti come cattivi pagatori, se in passato siete stati oggetti di pignoramenti, sequestri o protesti.  Oltre ad essere dei buoni pagatori, avrete bisogno di garanzie, quali un contratto a tempo indeterminato, una casa di proprietà, un buon reddito se invece siete nullatenenti, avrete necessariamente bisogno che qualcuno garantisca per voi, magari con una fidejussione o altro tipo di garanzia personale.

Per quel che riguarda il buon mercato, bisogna, prima di stipulare il contratto, prestare la massima attenzione. Non bisogna fermarsi all’indicazione del tasso di interesse, del Tan, del Taeg, del tasso fisso o variabile; bisogna anche andare a verificare, da subito, le spese per la concessione del prestito e le modalità di estinzione, nonché le previste penali per ritardato pagamento. Solo avendo un quadro completo di tutti questi elementi, possiamo dare un giudizio attendibile sulla bontà e sulla convenienza del prestito stesso.

Per farsi un’idea di cosa andrete a spendere è buona regola quella di richiedere una simulazione dell’entità delle rate per tutto il periodo di restituzione dei soldi. In questo modo non sarà difficile quindi, a fronte della comparazione di dette simulazioni, scegliere l’offerta che riteniamo essere più conveniente, come ad esempio i prestiti personali IBL Banca.

Ed eccoci pronti per acquistare una macchina, per rifare la cucina, per affrontare una spesa medica di rilievo o, molto più semplicemente, per andare in vacanza. In rete esiste la possibilità di vagliare più opportunità: armiamoci di santa pazienza e confrontiamone il più possibile, non è per nulla difficile.

Acquistare a rate senza busta paga, si può?

Acquistare a rate senza busta paga

Acquistare a rate senza busta paga, si può? Ecco come e che cosa serve.

Fra esodati, licenziati, gente che non riesce a lavorare, qui le cose non si mettono bene. Dire che c’è crisi economica probabilmente è un eufemismo; il fatto è che altre crisi economiche più o meno importanti col passare del tempo sono state superate. Questa sembra essere una crisi sistemica, che è un’altra cosa.

Vale a dire. Non è che all’interno del sistema entrano in crisi alcuni elementi che poi col passare del tempo si rimetteranno in riga; qui si tratta di valutare che è entrato in crisi un sistema, con tutto quel che ne consegue. Perciò col passare del tempo ci renderemo conto che dovremo modificare i nostri parametri di ragionamento.

Da un punto di vista economico-finanziario, ma anche lavorativo, le certezze saranno sempre minori e, purtroppo, la forbice fra chi ha di più e chi ha di meno è destinata ad allargarsi: ci sarà chi avrà molto di più e chi avrà molto meno. Insomma, non è improbabile il fatto che, se non si interviene subito e a fondo, le cose non si metteranno bene.

I meccanismi tradizionali delle entrate e delle uscite stanno mutando velocemente anch’essi, in funzione di una precarietà generalizzata e di una insicurezza rispetto a situazioni che parevano essere, col tempo, con la buona volontà e con la pazienza, acquisite o acquisibili. Come ad esempio un bel contratto a tempo indeterminato. E invece manco per niente.

I figli stentano a trovare lavoro, e nonni e genitori, con pensioni nemmeno ragguardevoli, sono costretti a utilizzare il bancomat anche per loro; perché, cosa incredibile ma vera, la pensione è diventata una delle poche entrate sicure alle quali appigliarsi. E non si sa nemmeno per ancora quanto tempo. Anche gli acquisti, naturalmente, seguono questa evoluzione.

Acquistare a rate senza busta paga si può? Cosa dice la banca

Acquistare a rate senza busta paga si puo

Il prestito in banca, diventato molto più difficile e a volte impossibile, non è cosa di tutti i giorni. Per avere un fido o un mutuo servono centocinquanta garanzie di parenti fino al quindicesimo grado. Le carte di credito e i bancomat ce li hanno in molti, ma il problema è che dietro, o dentro se volete, c’è poco o nulla.

Stiamo esagerando? Se consideriamo i numeri sullo stato medio delle famiglie italiane, sull’occupazione e sugli indici di povertà, non ci sembra. Quindi, se abbiamo un bancomat con pochi soldi dentro, e magari non una busta paga, solitamente ci sono preclusi acquisti a rate. Così è sempre stato, e così è la normalità; eppure sembra che ora qualcosa stia cambiando, fortunatamente, anche in questo senso.

Vale a dire che c’è la possibilità di acquistare a rate senza esibire la famosa busta paga. Esistono aziende e realtà varie che consentono ai propri clienti di rateizzare certi acquisti. Ovviamente stiamo parlando di acquisti oltre un certo importo, non di dieci euro. Ad esempio, per acquisti oltre i trecento euro, alcuni store propongono la rateizzazione degli importi in dieci o più mensilità.

Niente busta paga, avalli, fidejussioni e garanzie varie: servono un Bancomat, il Codice Fiscale, la Carta di Identità e il numero di telefono del cellulare. Ovviamente le condizioni variano da store a store, ma in linea di massima si può dire che le rateizzazioni non prevedono pagamenti di interessi o altre spese di sorta.

Per quanto riguarda acquisti di valore minimo, c’è anche chi dà la possibilità di fare questi, tuttavia il numero delle rateizzazioni è decisamente inferiore, e si aggira sulle 3-5 rateizzazioni. Normalmente le procedure sono standardizzate e non c’è possibilità di contrattazione sul numero delle rate. In rete ci sono molte realtà che propongono questo genere di acquisti senza busta paga. Facciamo un giretto e andiamo a vedere fiduciosi quella che più ci aggrada.

Fondi per giovani imprenditori, opportunità e bandi

Ci sono fondi per giovani imprenditori e quali sono? Qualche informazione sulle opportunità e sui bandi ai quali è possibile partecipare.

Il problema dell’imprenditoria in Italia viene da lontano, nel senso che, fatta eccezione per la piccola e piccolissima impresa, in fin dei conti non siamo mai stati un Paese di imprenditori.

In generale possiamo dire che la piccola imprenditoria e quella familiare hanno funzionato decentemente da decenni, e probabilmente sono state l’asse trainante, uno dei motori economici italiani. Tuttavia, purtroppo, specialmente in alcune Regioni, siamo stati avvezzi a considerare l’imprenditoria come esistente solo a condizione che potesse essere assistita, e non sempre in maniera sana.

Stiamo parlando dell’assistenzialismo, ovviamente, una delle vere piaghe del nostro Paese. Miliardi e miliardi bruciati, gettati via nel nulla nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, come sovente è accaduto, invece i fondi pubblici hanno preso strade tutt’altro che buone, viaggiando verso i lidi del malaffare e delle vere e proprie truffe. Non solo, in moltissimi casi le Regioni non sono state nemmeno in grado di spendere i fondi messi a disposizione dalla Comunità europea.

E francamente, fra malaffare e incapacità, non sappiamo davvero quale sia la cosa peggiore. Tutto è ulteriormente precipitato con la crisi economica di una decina di anni fa, crisi che dura tutt’ora, anche se sembra che progressivamente vada facendo sentire meno i propri effetti. Ma il problema ora è: c’è la possibilità di creare e ricreare un’imprenditoria sana, fatta di idee e buona volontà, di progetti validi, di buone intenzioni seguite dai fatti?

Certo che c’è, perché, come noto, le idee dalle nostre parti non mancano mai; ci fermiamo solo quando dobbiamo realizzarle. E allora cerchiamo di dare una spinta alla fase della realizzazione della creazione della start up vera e propria; il momento nel quale all’idea e al progetto deve seguire la giusta dotazione di risorse che consentono di dare sostanza alle idee stesse.

Fondi per giovani imprenditori opportunita e bandi

Così, negli ultimi tempi c’è la seria possibilità per i giovani, e non solo, di accedere a interessanti finanziamenti messi a disposizione dalla Comunità Europea, molti dei quali passano proprio attraverso le Regioni, che sono il vero e proprio Bancomat dello Stato. Ma è evidente che i finanziamenti e le agevolazioni non possono più essere dati a pioggia, come una volta.

Anche perché i controlli dello Stato e della stessa Comunità Europea sono più stringenti. Allora bisogna passare per bandi e per procedure concorsuali, attivati nella maggior parte dei casi dagli enti regionali stessi. Per i giovani, partecipare a questi bandi non è difficile. Parliamo di bandi per la microimprenditoria che contengono agevolazioni soprattutto per i giovani.

Si tratta di finanziamenti a fondo perduto e/o prestiti particolarmente agevolati che passano attraverso le banche convenzionate con le Regioni stesse. Di questi bandi ne troviamo tantissimi in rete, e soprattutto, naturalmente, sui siti istituzionali delle Regioni. Quando i bandi vengono pubblicati, se ne può avere immediata conoscenza o consultando questi siti istituzionali, o iscrivendosi ad apposite news letter che avvisano dell’esistenza degli stessi.

Potremo così accedere alle condizioni di partecipazione e di ammissibilità, nonché alle modalità di valutazione dei progetti che vengono presentati. Quindi, il consiglio che si rivolge a chi si chiede se ci sono fondi per giovani imprenditori, è di armarsi di buona volontà e anzitutto andare a controllare presso il sito istituzionale della propria Regione di appartenenza, o quella presso la quale si intende avviare l’attività imprenditoriale.

Dalla Valle D’Aosta, all’Umbria, al Lazio, alla Sicilia, insomma in tutte le Regioni troveremo le notizie utili che ci servono per partecipare a questi bandi. Si fa praticamente tutto online: vengono indicate le date di partecipazione, le scadenze, le modalità di partecipazione, i fondi messi a disposizione e le forme societarie tramite le quali è ammessa la partecipazione medesima; ma in alcuni casi sono ammesse anche le persone singole, ovviamente anche i giovani, dotati di partita Iva.

Case per anziani, le strutture residenziali per alloggio e assistenza

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Case per anziani, una panoramica sulle strutture residenziali per alloggio e assistenza.

All’inizio del secolo scorso si campava in media una cinquantina di anni, e a sessanta anni si era già anziani compiuti, con tanto di certificato. Col passare del tempo, lo sviluppo in generale della scienza e delle scienze mediche più in particolare, hanno prodotto un notevole incremento dell’età media delle persone.

La qualità della vita, l’alimentazione, le cure, hanno permesso a una buona parte della popolazione del pianeta di vivere più a lungo.

Fermo restando, ovviamente, le enormi differenze con i Paesi sottosviluppati e comunque con quelle zone della Terra dove condizioni di povertà e di arretratezza non consentono di stare al passo, ad esempio, con le moderne democrazie occidentali.

In Italia e in Giappone pare che si campi più a lungo, in base alle ricerche demografiche condotte in maniera molto accurata. E questo, problemi politici ed economici a parte, può pure andar bene; fatto sta che in Italia stiamo diventando progressivamente una popolazione di anziani. Il tasso di natalità è molto basso da una parte, e dall’altra la gente vive più a lungo. Le eccezioni sono date dagli immigrati, che figliano molto di più degli Italiani.

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Quindi molti anziani e problematiche connesse saranno un puntum dolens del nostro Paese nei prossimi decenni. Spese mediche, assistenza, individuazione o creazione di strutture alloggiative, saranno realmente un problema che prima si affronta e meglio è. Posto che l’anziano, che verosimilmente è andato in Pensione, non lavora e non produce, i conti dello Stato da un punto di vista della previdenza e assistenza rischiano di andare verso un rosso profondo.

Per quel che riguarda poi la condizione umana dell’anziano, il contesto sociale che si trovano a vivere gli anziani stessi è radicalmente diverso da quello anche e solamente del secolo scorso. Le famiglie tendevano a fa restare gli anziani, magari quelli rimasti soli, in casa, nelle proprie abitazioni, e comunque in situazioni di vicinanza o di prossimità. Ora le cose paiono in molti casi diverse. Sempre più anziani vivono una loro condizione di solitudine, a volte di isolamento sia dai contesti sociali che più semplicemente da quelli familiari o parentali.

A questo punto due sono le cose. O Tendiamo a riprendere i nostri anziani presso le nostre abitazioni, oppure dobbiamo cercare di farli stare il meglio possibile in apposite strutture alloggiative, sempre che non abbiano, naturalmente, già una loro casa, magari di proprietà o in affitto. Esistono comunque le case per anziani, strutture residenziali molto diffuse. Le soluzioni abitative sono in realtà molteplici, vanno dalla casa di riposo, alla residenza sanitaria assistenziale; dalla casa protetta alla casa albergo, dalla residenza sociale assistita alla casa vacanza. Insomma, la scelta non manca. Vediamo qualcuna di queste soluzioni più nello specifico.

  • Le Case Albergo sono per autosufficienti, come assistenza sanitaria hanno solo ambulatorio, gli appartamenti sono autonomi e la gestione è privata.
  • Le Case di Riposo sono per almeno parzialmente autosufficienti, hanno l’assistenza sanitaria, stanza stile appartamento o suite, la gestione è privata.
  • Le Case Famiglia sono per anziani soli, hanno solo ambulatorio, sono in un contesto di ambiente familiare, sono private o convenzionate.
  • Le Case Protette sono per non autosufficienti, c’è l’assistenza sanitaria, la sistemazione è alberghiera, sono private o convenzionate.
  • Le Comunità Alloggio sono per almeno parzialmente autosufficienti, c’è l’assistenza sanitaria, la sistemazione è alberghiera in piccole comunità, sono pubbliche o private.
  • Le Residenze Sanitarie Assistenziali sono per non autosufficienti, hanno l’assistenza sanitaria, la sistemazione alloggiativa è variabile, sono pubbliche, private o convenzionate.
  • Le Residenze Sociali Assistite sono per autosufficienti over 65, hanno l’assistenza sanitaria, la sistemazione è alberghiera, sono strutture private convenzionate.

Per tutte le informazioni del caso come ad esempio richiedere anche un finanziamento per aprire una casa famiglia, è bene rivolgersi ai servizi sociali del proprio Comune di competenza.

Prestiti a fondo perduto per nuove imprese, come fare?

Prestiti a fondo perduto per nuove imprese, come fare per ottenerlo?

Per far girare l’economia c’è bisogno di inventare qualcosa di nuovo, e per inventare qualcosa di nuovo bisogna che si costituiscano nuove imprese. Ma le nuove imprese hanno bisogno di risorse e se non ci sono le dotazioni iniziali diventa difficile, se non impossibile, cominciare a fare impresa in maniera adeguata.

È un problema certo non di oggi, ma se vogliamo rilanciare l’economia, le banche e le istituzioni in qualche maniera devono allentare quella cinta strettissima che tiene immobilizzato il loro denaro quando si tratta di dare prestiti, di accordare fiducia, di fare condizioni veramente e non fintamente convenienti.

Tutto questo passa attraverso le politiche economico-finanziarie e monetarie, in primo luogo da parte dell’Europa, e poi da parte dei diversi Stati che la compongono, fermo restando che le banche, che spesso non fanno bene il loro mestiere, anzi, malissimo, devono muoversi in direzione di una maggiore flessibilità per gli argomenti che abbiamo portato sopra.

I finanziamenti a fondo perduto sono concessioni di capitale che non saranno richieste dal soggetto erogante. Tali prodotti di solito riguardano aziende ma anche singoli cittadini. Questa tipologia di agevolazioni riguarda normalmente, ma non solo, l’imprenditoria femminile, quella giovanile e le nuove start-up. Alla base di tutto bisogna capire una cosa: per mettere su una start-up, una nuova impresa o qualcosa di simile, bisogna nella quasi totalità dei casi rivolgersi alle Regioni di competenza.

Questo perché, indipendentemente dall’Ente pubblico erogante, è la Regione che governa il processo di erogazione dei fondi. Vale a dire che, sia che si tratti di fondi europei, sia che si tratti di fondi statali, sia che si tratti di fondi regionali, le modalità per riceverli passano attraverso le Regioni, che costituzionalmente sono gli Enti preposti a questo tipo di erogazioni. Le Regioni diventano così una sorta di bancomat cui attingere, se ce ne sono le condizioni, per avere agevolazioni, finanziamenti, prestiti, erogazioni.

Prestiti a fondo perduto per nuove imprese

Normalmente le Regioni stesse stipulano accordi con le banche, attraverso le quali materialmente avvengono le erogazioni stesse di denaro. Le banche su questo non hanno discrezionalità, ma si muovono sulla base delle leggi statali e regionali che consentono questi accordi. Per questo è fondamentale, non tanto andare a vedere cosa fa lo Stato o la Comunità Europea su una determinata materia, quanto quello che fa una Regione, una volta stanziati determinati fondi direttamente, o facendo da tramite allo Stato o all’Europa stessa.

È evidente che le domande di ammissione siano ammesse a una selezione. In generale di tratta di procedure cosiddette a sportello, vale a dire si presentano le domande (generalmente in forma telematica) e determinate commissioni ne vagliano l’ammissibilità in termini giuridici e di disponibilità, nonché della bontà del progetto.

In altri termini si parla dei cosiddetti bandi. Questi possono riguardare le start-up, l’imprenditoria giovanile, quella femminile, ma anche determinate materie specifiche: l’innovazione, l’artigianato, il commercio, e così via. La cosa migliore in questi casi è la più banale: senza andare a controllare chissà quali leggi e normative, bisogna tenere sott’occhio il sito istituzionale di ogni Regione che ci interessa.

Nel sito istituzionale, per legge, devono essere pubblicati i bandi e l’intenzione di erogare determinati fondi con particolari finalità che, a titolo di esempio, abbiamo descritto sopra. Ci sono delle note sintetiche sulle modalità e anche i moduli per fare le domande.

È particolarmente importante il fattore tempo. Sia perché i fondi, ovviamente, non sono infiniti, sia perché di solito sono moltissime le imprese, nuove o meno, che decidono di partecipare ai bandi o comunque alle procedure di ammissione ai prestiti a fondo perduto. Quindi, occhio ai bandi sui siti istituzionali delle Regioni.

La cambiale ipotecaria, in cosa consiste?

La cambiale ipotecaria, in cosa consiste e a che serve?

Avrete tutti certamente sentito parlare di cambiali. Molti di noi hanno avuto a che fare con queste, sia come debitori sia come creditori. In verità era una modalità di pagamento molto in voga una volta; ora un po’ meno, ma è sempre presente.

E’ un modo, in definitiva, per pagare in maniera differita. Un pezzo di carta che contiene una promessa di pagamento con determinate condizioni. Se non ti posso pagare subito, le mie cambiali servono a farti la promessa che determinate cifre le pagherò, magari rateizzate, entro quelle date.

Nel diritto la cambiale si definisce come un titolo di credito, formale e astratto, attribuitivo al legittimo possessore del diritto di ottenere la somma indicata alla scadenza e nel luogo previsti. E’ un titolo di credito all’ordine, ma se c’è la clausola non all’ordine, non può essere girato ad altri.

A regolare e normare questo titolo di credito, c’è la famosa legge cambiaria, l’antico R.D. 1669 del 1933. Altre norme sono contenute nel Codice Civile. Un requisito essenziale della cambiale è la forma; se essa non ricalca le prescrizioni dell’art. 1 della Legge cambiaria, il titolo non è più una cambiale, bensì una mera attestazione di credito, con la conseguenza che ad esso saranno applicate di volta in volta norme diverse da quelle previste dal R.D. citato.

Nella cambiale tipicamente troviamo:

  • L’ordine incondizionato di pagare una certa somma
  • Il nome, il luogo e la data di nascita, oppure il codice fiscale del trattario, cioè di chi deve pagare
  • L’indicazione della scadenza
  • L’indicazione del luogo di pagamento
  • Il nome di colui al quale o all’ordine del quale deve farsi il pagamento
  • Il luogo e la data di sottoscrizione della cambiale
  • La firma di chi emette la cambiale, ovvero il traente.

Nella cambiale tratta c’è un ordine di pagamento mediate il quale il traente ordina al trattario di pagare al beneficiario una certa somma. Nel pagherò, ovvero il vaglia cambiario, l’emittente si impegna a pagare al beneficiario la cifra indicata nel titolo.

La cambiale ipotecaria in cosa consiste

La cambiale ipotecaria in cosa consiste

La cambiale può essere ipotecaria. In questo caso essa viene garantita da ipoteca. Normalmente questa cambiale viene redatta su moduli cartacei prestampati, cosicché sia agevolmente riconoscibile. La cambiale ipotecaria conferisce al possessore il diritto di rivalersi sul patrimonio ipotecato del debitore, con priorità su ogni altro creditore.

Il possessore o comunque il beneficiario può anche trasferire l’ipoteca ad altri, senza bisogno della registrazione nei registri immobiliari. Nella cambiale ipotecaria il valore dell’ipoteca deve essere superiore a quello del credito, di modo che il creditore sia sufficientemente garantito in caso di inadempienza. Nel caso in cui il debitore non adempia, il creditore può notificargli un atto di precetto. Essendo la cambiale un titolo esecutivo, in caso di ulteriore inadempienza, possono essere pignorati i beni oggetto dell’ipoteca.

La cambiale ipotecaria in verità non è uno strumento molto utilizzato, perché i costi fiscale e delle spese notarili normalmente sono ingenti. Comunque è uno strumento valido nei casi di vendita a rate di beni di un certo valore. In certi casi può essere considerato un valido strumento per pagare se non si vuole ricorrere a un mutuo.

Una volta che il debito è stato estinto, l’ipoteca può essere cancellata, la qual cosa è un’operazione relativamente semplice. Negli ultimi anni lo strumento della cambiale ipotecaria sta prendendo sempre più piede. Il problema principale è quello di una corretta valutazione di tutte le spese che sono alla base. E’ consigliabile in questi casi rivolgersi a un notaio e farsi preparare un preventivo complessivo di ogni spesa da affrontare e delle competenze notarili per le operazioni del caso.

Agevolazioni per la prima casa, come accedere al beneficio

Agevolazioni per la prima casa, un beneficio non indifferente. Come fare per ottenerlo?

Bisogna dire subito che ogni tipo di agevolazione riguardante gli immobili in genere è sempre molto gradita, specialmente se si tratta di agevolazioni fiscali, e ancor di più se si tratta di agevolazioni sulla prima casa.

A questo proposito, col passare degli anni, i cittadini italiani sono passati da una condizione nella quale molti avevano casa in affitto, a una condizione in cui molti possiedono la casa in proprietà. Stiamo parlando della prima casa ovviamente, quella in cui abitualmente si risiede. Questo è particolarmente positivo. Certo, è auspicabile che, prima o poi, tutte le famiglie possano avere almeno una casa di proprietà in cui abitare; tuttavia stiamo messi senz’altro meglio, almeno rispetto alla condizione dell’immediato dopoguerra, quando il problema abitazione era ovviamente molto più sentito.

C’era da ricostruire e da costruire, e con lena e impegno ci siamo riusciti, in fondo in pochi decenni. Tutto sommato, diceva Sandro Pertini, gli Italiani non anelano a tanto: basta una casa e un lavoro. Non sappiamo se le cose stiano proprio così, comunque adesso, più che il problema immobiliare, esiste quello del lavoro. In casa ovviamente ci stiamo male, anzi, molto male se non lavoriamo.

Ma torniamo alle agevolazioni fiscali sull’acquisto della prima casa che, insieme alle agevolazioni sulle ristrutturazioni e quelle sull’energia, sono un punto importante per le politiche dei governi negli ultimi anni. Sostanzialmente anche per il 2018 queste agevolazioni restano, sulla scorta di quelle che già esistevano nel 2016 e nel 2017.

Questo vuol dire che non si tratta di misure spot o una tantum, bensì di misure che tendono ad avere un carattere strutturale. Sempre che, naturalmente, i prossimi governi o i vari parlamenti di turno non decidano di cancellare questi benefici. Queste agevolazioni sono chiamate anche con la locuzione bonus prima casa, la quale con una certa efficacia ci fa capire di cosa si tratta. E di cosa si tratta?

Le imposte, quando si acquista un immobile, variano anche in maniera considerevole, a secondo se ad acquistare sia una persona fisica o un’impresa. Questo in base alle chiarificazioni che ci dà la stessa Agenzia delle Entrate, cui facciamo riferimento per le primissime spiegazioni. Se è un’impresa ad acquistare la prima casa, in generale non si paga l’IVA, anche se esistono delle eccezioni. Quando non si paga l’IVA, si deve pagare l’imposta di registro, l’imposta ipotecaria fissa e l’imposta catastale fissa.

Agevolazioni per la prima casa come accedere

Se l’acquisto della prima casa è da un privato, si devono pagare le seguenti imposte: l’imposta di registro del 9%, l’imposta ipotecaria di 50 euro, l’imposta catastale fissa di 50 euro. Tutte queste imposte sono solitamente versate dal notaio al momento della registrazione del contratto di compravendita. Se si compra l’immobile usufruendo dei benefici fiscali prima casa, bisogna pagare le seguenti imposte.

Per l’acquisto della prima casa da un privato o da un’impresa in esenzione Iva, si deve pagare l’imposta di registro proporzionale nella misura del 2%, l’imposta ipotecaria fissa di 50 euro, l’imposta catastale fissa di 50 euro.

Per l’imposta della prima casa da un’impresa, con vendita soggetta a IVA, si deve pagare l’Iva ridotta al 4%, l’imposta di registro fissa di 200 euro, l’imposta ipotecaria fissa di 200 euro, l’imposta catastale fissa di 200 euro.

Per avere il bonus prima casa, l’abitazione si deve trovare nello stesso Comune di residenza dell’acquirente. Gli altri requisiti dalla legge sono: l’abitazione deve essere a/2 (civile); a/3 (economico); a/4 (popolare); a7% (ultrapopolare); A7& (rurale); a/7 (villino); a/11 (abitazione tipica del luogo). L’agevolazione non c’è per le abitazioni di tipo signorile, le ville, i castelli e palazzi di eminenti pregi artistici e storici.

I fondi per le imprese, che cosa sono?

I fondi per le imprese che cosa sono

I fondi per le imprese, vediamo di capire insieme che cosa sono e a che cosa servono.

Se andiamo a vedere l’andamento dell’economia italiana in questi ultimi mesi, non c’è dubbio che vi siano segnali di ripresa importanti, con la gran parte degli indicatori in rialzo. Certamente non si tratta di un boom, ma di qualcosa di visibile e significativo. Se in Europa ancora non andiamo benissimo, tuttavia sta nascendo qualcosa che tende a solidificarsi anche qui da noi.

In generale abbiamo una visione migliore dell’economia e della finanza, giacché i conti pubblici vanno migliorando. Regna in sostanza un certo ottimismo. Di chi è il merito? Non sapremmo dire per certo, ma una cosa ci sentiamo di dire: nel nostro beneamato Paese quando le cose vanno male, la colpa è del governo, quando vanno bene, il merito è della congiuntura internazionale.

Questa è una visione poco laica e molto ideologica dell’economia, della finanza, della politica e forse pure dell’esistenza. Fatto sta che in Italia l’indice FTSE MIB nel 2017 ha registrato un incremento addirittura del 15%, valore che non si raggiungeva da molto tempo. In giro probabilmente ancora non c’è euforia perché non sembra proprio il caso, ma quel sentore diffuso di negatività che c’era ancora l’anno scorso, pare stia cedendo il passo a una nuova volontà, a una voglia di rimboccarsi le maniche per non sprecare quello che si è cominciato a costruire e a ricostruire.

Insomma, la ripresa economica internazionale l’abbiamo finalmente agganciata anche noi, seppur con qualche sforzo in più rispetto ad altri Paesi europei. Tutto sta a continuare nell’azione positiva, sviluppandola ulteriormente per trovarci nei prossimi mesi e nei prossimi anni, proiettati in una ripresa veramente solida e duratura. E, strano a dirsi, l’incertezza dovuta alla campagna elettorale già da qualche tempo cominciata, non sembra riflettersi più di tanto sulla borsa e, in maniera più indiretta, sull’economia.

D’altro canto, le due grosse locomotive occidentali, quella statunitense e quella europea, hanno ricominciato a macinare chilometri e chilometri. Noi proviamo a star loro appresso. Ma in Italia c’era ancora un problema, quello dei crediti alle imprese, dei fondi alle imprese. L’economia sarà ancora più forte se, specialmente le piccole e medie imprese, potranno godere di nuovo di un buon sistema creditizio, dopo tutti i problemi che hanno avuto le nostre banche negli ultimi anni, con relativa scarsa solidità e scarsa propensione a prestare denaro. Il sistema del credito, in altre parole, era quasi al collasso.

I fondi per le imprese, che cosa sono

fondi per le imprese

Ora le cose stanno cambiando in maniera netta: grazie alla sinergia fra tre istituzioni, quella europea, quella regionale e gli istituti di credito, la cinghia che teneva stretto il nodo sotto il quale tenevano i soldi le banche, si sta allentando. L’Europa mette a disposizione fondi importanti per lo sviluppo su progetti e tematiche di rilievo, e le Regioni italiane recepiscono e reindirizzano questi fondi a fronte di bandi che ormai quasi quotidianamente escono sui siti ufficiali istituzionali delle realtà regionali stesse.

Attraverso le Regioni, che sono la cassaforte finanziaria delle realtà territoriali, passano questi fondi. Vengono messe a disposizione risorse sia in forma di contributi a fondo perduto, sia in forma di prestiti a tassi estremamente agevolati. Naturalmente le piccole e medie imprese, e non solo queste, devono presentare, in base ai bandi emessi di volta in volta, una serie di progetti ritenuti ammissibili e validi.

Normalmente i fondi riguardano le imprese classiche, i titolari di partita Iva, le start up, ma a volte anche le imprese ancora da costituire. Insomma, la prima cosa da fare senza indugio, è quella di fare un giro sul web e andare a controllare quali sono i bandi regionali che ci possono interessare in funzione dei progetti imprenditoriali o commerciali che intendiamo lanciare o ulteriormente sviluppare. Da lì alla partecipazione effettiva il passo è breve.

Finanziamenti per attività commerciali, quali possibilità

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Finanziamenti per attività commerciali, quali sono le possibilità per ottenerli.

Il quadro macroeconomico italiano in questo momento, tutto sommato, è in ripresa, con la maggior parte degli indicatori che è in rialzo. Rialzi contenuti, certo, ma tuttavia visibili. Nel quadro europeo ancora non brilliamo, ma qualche cosa di solido sta nascendo, e passa attraverso una visione più ottimistica dei conti pubblici, dello sviluppo, dell’economia.

Tutto questo in un contesto di moderato ottimismo, tenuto anche conto che la borsa italiana nel 2017 ha avuto dei rialzi consistenti, dell’ordine del 15% (FTSE MIB), cosa che non succedeva ormai da svariati anni. Non c’è un clima di euforia in giro, perché i problemi sono tanti e grossi, primo fra tutti l’occupazione, però non c’è più nemmeno il clima di negatività diffuso di un anno fa, quando ancora stentavamo ad agganciare una ripresa internazionale che ormai era cominciata da tempo.

Sulla scorta degli ottimi risultati dell’economia statunitense e dei buoni degnali di ripresa di quella europea, la carrozza Italia si è ben ancorata al treno europeo. La questione vera era ed è quella dei crediti accordati alle realtà commerciali e industriali. Fino a pochissimo tempo fa, era più che mai vivo l’antico adagio sulla definizione dei banchieri: gente che ti presta l’ombrello quando c’è bel tempo, e lo rivuole indietro quando piove.

Considerando che le banche italiane, e i relativi organi di controllo, non sembrano aver funzionato alla perfezione negli ultimi decenni e che il loro portafoglio se lo tenevano nella migliore delle ipotesi ben chiuso e nella peggiore lo reinvestivano in operazioni a dir poco equivoche, il sistema creditizio del nostro Belpaese era realmente prossimo al collasso.

Un prestito te lo davano solo se gli fornivi un centinaio di garanzie; ma se eri in grado di fornirgli un centinaio di garanzie, ovviamente non avevi nemmeno bisogno del prestito. Al momento, il sistema sembra si stia sbloccando, con un circolo virtuoso, una sorta di triangolazione che vede protagoniste tre realtà: l’Europa, le Regioni e gli Istituti di credito. In sostanza la CEE, per favorire la creazione e lo sviluppo di nuove realtà commerciali e industriali, mette a disposizione dei vari Stati ingenti risorse, che passano a loro volta attraverso le Regioni italiane.

Le Regioni sono una sorta di bancomat dove attingere, a determinate condizioni, a questi finanziamenti. I finanziamenti, a loro volta però sono erogati materialmente dalle banche, in forza di convenzioni e accordi stipulati con le Regioni stesse. Il risultato è che sui bollettini regionali troviamo pressoché quotidianamente bandi (quasi tutti online con relative domande e procedure) per essere ammessi a fruire di certe agevolazioni a fronte della presentazione di progetti. Il discorso vale solitamente per PMI (piccole e medie imprese), startup, imprenditoria femminile, settori della tecnologia e dell’innovazione, ma anche altri.

Finanziamenti per attività commerciali, quali possibilità

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Si tratta sia di finanziamenti a fondo perduto, sia di prestiti da restituire a scadenze fisse, con tassi mediamente molto agevolati. Tutto questo sistema atto a favorire la piccola e media imprenditoria privata, non dovrebbe tardare a dare i suoi frutti, sia in termini di crescita di nuove realtà, sia in termini di occupazione indotta.

Tra l’altro, in molte Regioni italiane c’è la possibilità di chiedere queste agevolazioni, soprattutto prestiti, non solo da parte di società o realtà costituite, ma anche da parte di realtà in fase di costituzione, nonché da parte di semplici imprenditori titolari di partita Iva.

Ragion per cui, la prima cosa da fare, non è quella di andare dall’amico dell’amico che conosce i funzionari che si interessano della questione per farsi spiegare una serie di cose; è molto più semplice, agevole e intuitivo andare a vedere i siti istituzionali delle varie  Regioni per rendersi conto delle tipologie dei bandi, delle modalità di presentazione delle domande, delle scadenze e quant’altro. Qualcosa che fa al caso nostro, quasi certamente lo troveremo.

Cambiali non pagate, che cosa succede?

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Cambiali non pagate, che cosa succede e come recuperare un credito?

In questi anni di crisi si è posto pesantemente il problema dei mancati pagamenti di un debito contratto da parte di moltissime persone. Per un pagamento, esistono diverse opzioni. C’è il pagamento immediato totale e c’è quello differito; c’è il pagamento con assegni, magari posdatati, c’è il pagamento fatto con cambiali e così via.

Naturalmente il creditore, a fronte della prestazione, deve in qualche maniera garantirsi, e allora vengono in aiuto gli strumenti messi a disposizione dalla legge, dei quali ci si può avvalere proprio in questi casi. Questi strumenti sono funzionali alla tipologia del credito e anche al suo ammontare.

Per acquistare una lavatrice non c’è bisogno di fare un mutuo; per acquistare una casa spesso c’è bisogno di fare un mutuo ipotecario, vale a dire un prestito di denaro garantito dall’immobile stesso.

La cambiale è uno strumento che sembrava fosse caduto in disuso negli ultimi tempi, ma non del tutto: si utilizza ancora e, quindi, va analizzato per quello che è.

Cambiali non pagate che cosa succede

Cambiali non pagate che cosa succede

La cambiale è un titolo di credito normato ab origine dalla cosiddetta Legge Cambiaria, cioè il Regio Decreto 1669/33. Tramite questo titolo di credito, il possessore ha diritto di essere pagato per la somma specificata alle scadenze previste e nei luoghi previsti. Si tratta di un titolo che ha come elemento essenziale la forma. Deve cioè possedere alcuni requisiti formali essenziali, in assenza dei quali può essere considerato nullo o invalido. Nella cambiale ci devono essere:

1) La denominazione di cambiale

2) L’ordine senza condizione di pagare una somma determinata

3) Nome, luogo e data di nascita, ovvero il codice fiscale, del pagatore

4) L’indicazione della scadenza

5) L’indicazione del luogo del pagamento

6) Il nome di colui al quale o all’ordine del quale si deve fare il pagamento

7) Luogo e data della emissione della cambiale

8) La sottoscrizione di colui che emette la cambiale (traente)

Nella cambiale tratta il traente impone al trattario di pagare una certa cifra al beneficiario; questa è la cambiale in senso stretto. Nel pagherò, altrimenti detto vaglia cambiario, c’è una promessa di pagamento che l’emittente fa al beneficiario per la somma indicata nel titolo.

Cambiali non pagate, che cosa succede? Sappiamo tutti che il caso è molto ricorrente, e allora andiamo a vedere quali sono le azioni, i comportamenti e i percorsi per recuperare il credito. Se il titolo di credito in questione non è pagato entro la scadenza prevista, il beneficiario può contestare formalmente l’inadempimento con un atto formale che si chiama protesto. E’ una contestazione solenne operata da un pubblico ufficiale a ciò incaricato.

Essendo la cambiale un titolo esecutivo, il creditore può agire immediatamente nei confronti del debitore con un’azione esecutiva. Se la cambiale è in regola si può procedere con atto di precetto. Qualora l’intimazione di pagamento abbia esito negativo, si può procedere al pignoramento dei beni del debitore. Nel caso non sia possibile procedere col precetto, che è ovviamente la via più semplice e veloce, si possono battere altre due strade previste dall’ordinamento.

La prima è quella del ricorso per decreto ingiuntivo: si chiede al giudice competente di emettere un decreto ingiuntivo, di volta in volta mostrando la prova del credito (ad esempio valide fatture o un contratto). C’è anche il caso in cui nemmeno il ricorso per decreto ingiuntivo è sufficiente perché il credito non è certo, liquido ed esigibile. In questi casi è possibile fare una causa ordinaria, con la citazione in giudizio del debitore. Qui il procedimento è più lungo e complesso.

Nel caso in cui, naturalmente, le parti si trovino d’accordo per superare la vertenza, è possibile operare una transazione, generalmente scritta, sia in corso di giudizio sia prima sia il giudizio stesso venga richiesto.