Finanziamenti a fondo perduto per franchising

Esistono i finanziamenti a fondo perduto per franchising, e come si ottengono?

Come noto, il Franchising è un’affiliazione di carattere commerciale, un vero e proprio patto di collaborazione fra imprenditori che consenta di distribuire o produrre certi beni. Questo tipo di formula va bene solitamente per coloro che intendono, nell’iniziare un’attività, avvalersi della notorietà di un marchio già avviato, di un certo brand che dia sicurezza di riconoscibilità, e quindi di una certa affidabilità di un prodotto.

Si tratta di un istituto di origine anglosassone che, col passare del tempo, declinato in mille modi diversi, è divento patrimonio planetario. In questa maniera si tende a rischiare di meno, ma si devono affrontare delle spese e si deve sottostare a determinate condizioni che sono specificate nei contratti. La normativa di riferimento è contenuta nella legge 129/2005.

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L’articolo uno della legge dispone: “…il contratto, comunque denominato, fra due soggetti giuridici, economicamente e giuridicamente indipendenti, in base al quale una parte concede la disponibilità all’altra, verso corrispettivo, di un insieme di diritti di proprietà industriale o intellettuale relativa a marchi, denominazioni commerciali, insegne, modelli di utilità, disegni, diritti d’autore, Know How, brevetti, assistenza o consulenza tecnica e commerciale, inserendo l’affiliato in un sistema costituito da una pluralità di affiliati distribuiti sul territorio, allo scopo di commercializzare determinati beni o servizi”.

Si pone a questo punto il problema se esistono finanziamenti a fondo perduto per agevolare ulteriormente l’affiliato. Il sistema dei contributi a fondo perduto per avviare un’attività imprenditoriale in franchising è organizzato e gestito da INVITALIA-Sviluppo Italia, presso il Ministero dell’Economia. Sul sito relativo si possono trovare tutte le informazioni e in particolare le forme di finanziamento per le attività sopra descritte, sulla scorta di questi criteri:

  • investimenti di cui una parte con contributo a fondo perduto, e la parte residua da rimborsare con un mutuo con un tasso di interesse agevolato rispetto allo standard;
  • investimenti con un contributo a fondo perduto che può giungere fino alla copertura del 95% delle spese ammissibili per avviare l’attività imprenditoriale in franchising;
  • investimenti per la gestione dell’attività imprenditoriale con un contributo a fondo perduto anche su base pluriennale.

In base alla normativa comunitaria in materia, lo Stato e le altre Pubbliche Amministrazioni autorizzate a erogare i finanziamenti, possono farlo soltanto nei limiti di determinati massimali, i quali sono fissati in percentuale sugli investimenti. I finanziamenti a fondo perduto per franchising, quindi, esistono e sono ottenibili tramite i criteri descritti.

Contributi a fondo perduto per le associazioni sportive dilettantistiche

Esistono contributi a fondo perduto per le associazioni sportive dilettantistiche?

Gli sportivi sono veramente tanti, anzi, tantissimi. E ognuno di questi ha diritto a essere trattato nel modo migliore possibile, a far sport tranquillamente, a trovare spazi adeguati nella propria città e comunque nell’ambiente in cui vive.

E non ci sono dubbi sul fatto che sport significhi, soprattutto, squadra e che squadra voglia dire principalmente unione, visione d’insieme. È bello andare a correre da soli, ma è altrettanto bello disputare una partita di calcio, o militare in un’associazione ciclistica o podistica dove si vive insieme lo sport, ci si confronta, ci si cimenta insieme con altri che condividono la stessa passione.

Moltissime sono le associazioni sportive dilettantistiche nel nostro Paese, e queste, oltre alla buona volontà dei soci, hanno bisogno anche di una sede, di attrezzature, di una logistica; insomma, hanno bisogno di un minimo di dotazioni finanziarie, come ogni altra attività umana.

contributi associazioni sportive dilettantistiche

In assenza di questo, si rischia di non avere gli strumenti minimi per mandare avanti la baracca, piccola o grande che sia. Perciò sovente si procede con i soldi delle iscrizioni, con qualche donazione, ma non si va oltre.

Questo rischia di minare alla radice il concetto di associazione sportiva, e quindi anche di convivenza sociale all’interno delle associazioni sportive dilettantistiche. Queste spesso hanno bisogno di finanziamenti a fondo perduto, oltre che di prestiti, e hanno bisogno anche di adeguati sgravi fiscali.

Il fatto di non avere scopo di lucro, non esclude che ci possano essere delle contribuzioni anche ufficiali da parte degli Enti Pubblici. Così come non esclude che gli istruttori, ad esempio, non possano essere remunerati e i corsi sportivi svolti a pagamento. Circa il regime fiscale agevolato, ci sono dei benefici previsti dalla Legge 398 del 1991 e successive modificazioni.

Il regime forfettario può qui sostituire validamente il metodo ordinario di conteggio dell’Iva. La base poi di conteggio ai fini dell’Ires prevede l’aliquota del 3% sul totale dei proventi commerciali. Ma attenzione perché, oltre alle agevolazioni fiscali, esistono anche dei contributi che annualmente erogano Regioni, Governo e Unione Europea. Particolarmente importante, in questo senso, è il trattato di Lisbona del 2009, attraverso il quale all’Unione Europea è stata attribuita una competenza specifica in materia.

I finanziamenti previsti dai vari Enti, possono essere di tipo agevolato, o anche a fondo perduto. Sovente sono i Comuni stessi a farsi carico di questi finanziamenti, con determinati bandi. Ecco perché è utile fare una ricerca su internet, e vedere con precisione quali sono gli attuali contributi a fondo perduto e gli sgravi fiscali per le associazioni sportive dilettantistiche.

Finanziamenti e agevolazioni fiscali per ristrutturazione edilizia

Ristrutturazione edilizia: momento propizio per approfittare della agevolazioni fiscali

Facendo riferimento al “Testo Unico Edilizia”, la ristrutturazione edilizia è un intervento di revisione integrale di un edificio esistente con la possibilità di variazione di forma, sagoma, volume, superficie e anche destinazione d’uso.

Sono interventi di ristrutturazione edilizia anche le opere di demolizione e ricostruzione integrale, che portano alla realizzazione di un immobile in tutto o in parte differente dall’originale.

Sono lavori di manutenzione ordinaria gli interventi edilizi necessari alla riparazione delle finiture e dei materiali esistenti di un edificio, mentre sono lavori di manutenzione straordinaria quelle opere necessarie alla sostituzione e/o al rinnovamento di parti strutturali dell’edificio.

Nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria sono ricompresi anche quelli consistenti nel frazionamento ed accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari nonché del carico urbanistico purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione d’uso.

Finanziamenti agevolazioni fiscali per ristrutturazione edilizia

Per quanto riguarda i permessi da richiedere, per i piccoli interventi di ristrutturazione non è necessaria alcuna segnalazione, per altri basta comunicare l’inizio lavori, per altri ancora servono la SCIA (segnalazione certificata di inizio attività), la DIA o il permesso di costruire.

Nello specifico, non è necessario alcun adempimento burocratico per i comuni lavori di ristrutturazione in appartamento: tinteggiatura, pavimenti, rifacimento impianto elettrico o tubature, caldaie. Per l’abbattimento di pareti o la sostituzione di vani porte bisogna controllare il regolamento del Comune, che in alcuni casi richiede la Scia. Stesso discorso per lavori semplici sull’edificio (ritinteggiatura facciata).

La procedura di Comunicazione inizio lavori (CIL o CILA) riguarda invece specifici interventi edilizi: è più semplice della Scia (segnalazione certificazione inizio attività) ed è stata introdotta dalla legge 73/2010, che ha riscritto l’articolo 6 del Testo Unico dell’edilizia (Dpr 380/2001).

Per la manutenzione straordinaria, oltre alla comunicazione di inizio lavori bisogna trasmettere i dati identificativi dell’impresa a cui si affida la realizzazione ed una relazione tecnica di un tecnico abilitato che assicuri sotto la propria responsabilità la conformità dei lavori ai regolamenti edilizi e alle norme. E’ sempre opportuno verificare i regolamenti comunali per capire quali interventi si considerano straordinari e quali ordinari richiedendo un permesso di costruire.

La segnalazione certificata di inizio attività è stata introdotta con la legge 122/2010, che ha modificato l’articolo 19 della legge 241/1990: di fatto sostituisce la DIA (Denuncia di inizio attività) e ha validità dal giorno in cui viene presentata, senza attendere tempi burocratici di autorizzazione e consimili. Resta la denuncia di inizio attività – che prevede un’attesa di 30 giorni – per tutti i lavori conformi a strumenti urbanistici, regolamenti edilizi e disciplina urbanistico-edilizia vigente.

Il Permesso di costruire serve invece nel caso in cui si inizino opere di nuova costruzione; si facciano interventi di ristrutturazione urbanistica; per lavori di ristrutturazione edilizia che porti un edificio in tutto o in parte diverso dal precedente.

Una volta che si sono conosciuti tutti gli adempimenti necessari per avviare i lavori, è utile sapere che questo è un periodo particolarmente propizio per pensare di ristrutturare la propria abitazione, grazie alle numerose e vantaggiose agevolazioni fiscali che vengono messe a disposizione.

Con la legge di Bilancio 2017 è stata infatti prorogata fino al 31 dicembre 2017 la detrazione del 50% per le ristrutturazioni edilizie. E’ stata inoltre introdotta, per il periodo compreso tra il primo gennaio 2017 e il 31 dicembre 2021, una detrazione d’imposta del 50% per le spese sostenute per l’adozione di misure antisismiche su edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1, 2 e 3).

In particolare, la detrazione si applica nel caso di interventi di ristrutturazione riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie che provvedono, entro 18 mesi dalla data del termine dei lavori, alla successiva alienazione o assegnazione dell’immobile.

Le agevolazioni Irpef sui lavori di ristrutturazione edilizia sono rivolte alle seguenti categorie di beneficiari:

  • Le persone fisiche, intesi come proprietari o “titolari di diritti reali sull’immobile” (anche semplici inquilini); questi ultimi dovranno tuttavia farsi carico delle spese se vorranno avere accetto alle detrazioni fiscali.
  • Familiare convivente (anche con unione civile, legge 76/2016) del titolare o possessore dell’immobile, purché siano al convivente intestati pagamenti e fatture; ciò è previsto anche nel caso in cui “le abilitazioni comunali siano intestate al proprietario dell’immobile e non al familiare che usufruisce della detrazione”.
  • Società e imprenditori, limitatamente agli immobili non rientranti nelle definizioni di “beni strumentali” o “merce”.

Secondo le guida alle detrazioni fiscali al 50% del 2017, diffusa dall’Agenzia delle Entrate, gli interventi ammessi sono diversi e riguardano perlopiù “manutenzione straordinaria” e “restauro”.

Attenzione, però, perché come spiegato sempre dall’Agenzia delle Entrate, la detrazione non è riconosciuta, e l’importo eventualmente fruito viene recuperato dagli uffici, quando:

  • non è stata effettuata la comunicazione preventiva all’Asl competente, se obbligatoria;
  • il pagamento non è stato eseguito tramite bonifico bancario o postale o è stato effettuato un bonifico che non riporti le indicazioni richieste (causale del versamento, codice fiscale del beneficiario della detrazione, numero di partita Iva o codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato);
  • non sono esibite le fatture o le ricevute che dimostrano le spese effettuate;
  • non è esibita la ricevuta del bonifico o questa è intestata a persona diversa da quella che richiede la detrazione;
  • le opere edilizie eseguite non rispettano le norme urbanistiche ed edilizie comunali;
  • sono state violate le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e quelle relative agli obblighi contributivi. Per queste violazioni il contribuente non decade dal diritto all’agevolazione se è in possesso della dichiarazione di osservanza delle suddette disposizioni resa dalla ditta esecutrice dei lavori (ai sensi del Dpr 28 dicembre 2000, n. 445).

Negli aggiornamenti 2017 riguardanti le detrazioni fiscali per gli interventi antisismici figura una diversificazione delle percentuali di bonus garantito ai beneficiari. Si passa da una quota fissa del 65% (per i lavori avviati tra il 4 agosto 2013 e il 31 dicembre 2016) al seguente schema: 50% per le opere di semplice ristrutturazione e recupero; 70% (75% per i condomini) se la classe di rischio scende di un grado; 80% (85% per i condomini) per una riduzione del rischio di due gradi.

Le detrazioni fiscali al 50% non risultano cumulabili, se richieste per i medesimi interventi, con quelle previste dall’ecobonus al 65% per l’efficientamento energetico. La restituzione avverrà in 10 quote annuali, ciascuna di pari importo, per un importo massimo di 96 mila euro.

Per fruire dell’agevolazione non è necessario effettuare i pagamenti mediante bonifico. Il contribuente deve però essere in possesso dell’atto di acquisto, di assegnazione o del preliminare di vendita registrato, da cui risulti il rispetto dei termini sopra indicati. Se questi atti non riportano la data di ultimazione dei lavori o non indicano che si tratta di immobile facente parte di un edificio interamente ristrutturato, il contribuente dovrà chiedere all’impresa di costruzione o alla cooperativa edilizia una dichiarazione che attesti le condizioni richieste per usufruire dell’agevolazione.

Ricordiamo infine che è stato prorogato anche il connesso bonus mobili, la detrazione dall’Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), finalizzati all’arredo di immobili oggetto di ristrutturazione.

La legge di bilancio 2017  ha prorogato la possibilità di fruire di tale detrazione fino al 31 dicembre 2017 ma solo se l’intervento di ristrutturazione è iniziato in data non anteriore al 1° gennaio 2016.

Per ogni ulteriore informazione o chiarimento, o per scaricare i moduli necessari, dal 14 giugno 2017 l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la guida aggiornata sulle agevolazioni fiscali relative alle ristrutturazioni edilizie.

Finanziamenti per giovani coppie, come costruirsi un futuro

Quando si è giovani e innamorati nessun ostacolo sembra insormontabile, e si fanno sogni e progetti di una lunga e felice vita assieme.

Eppure oltre ai sogni e alle belle speranze, come ben sappiamo non si può certo vivere di solo amore, e molte famiglie non hanno i mezzi necessari per aiutare i propri figli a spiccare il volo e a crearsi una propria autonomia.

Questo non vuol dire certo che una giovane coppia non può pensare di acquistare una casa o costruire un proprio progetto di vita: basta solo conoscere tutte le opportunità che si hanno per dare forma ai propri desideri.

Tra le soluzioni, disponibili anche per il 2017, troviamo il Fondo di Garanzia prima casa: si tratta di un’agevolazione prevista dalla Legge di Stabilità, in abbinamento a una serie di altri bonus fiscali volti a incentivare il mercato immobiliare.

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Il Fondo sostituisce e amplia il raggio d’azione del vecchio fondo “Giovani Coppie”, ora non più attivo.

Il Fondo mutui giovani coppie era un’agevolazione nata nel 2011 e destinata agli under 35: si trattava di un finanziamento per l’acquisto della prima casa anche per chi non aveva un contratto a tempo indeterminato.

Per questo nuovo fondo possono fare richiesta delle nuove garanzie tutti coloro che, alla data di presentazione della domanda di mutuo, non siano proprietari di altri immobili ad uso abitativo salvo quelli acquisiti per successione mortis causa, anche in comunione con altri successori, e in uso a titolo gratuito a genitori o fratelli.

Il Fondo permette di finanziare il 50% di un mutuo, il cui importo massimo non può superare i 250 mila euro. Il finanziamento può riguardare l’acquisto di immobili non di lusso da adibire a prima casa o eventuali interventi di ristrutturazione e per l’efficienza energetica.

Per fare richiesta occorre dichiarare un reddito Isee (Indicatore della Situazione economia equivalente) pari massimo a 40.000 euro. In precedenza il valore era di 35.000 euro. La casa da acquistare può avere una metratura di massimo 95 metri quadri, mentre il precedente limite era 90 metri quadri.

Il Fondo è stato ufficializzato dal Decreto Interministeriale del 31 luglio 2014 ed è partito in sordina nel 2015. Solo nel 2016 sono iniziate ad aumentare le domande, arrivando a una media di 1.599 al mese lo scorso autunno.

Il tasso applicato e le condizioni del mutuo sono negoziabili. Le banche però si impegnano a non chiedere ai clienti garanzie aggiuntive, oltre all’ipoteca sull’immobile e la garanzia fornita dallo Stato. Per i mutui ai quali è riconosciuta la priorità il tasso effettivo globale (TEG) non può essere superiore al tasso effettivo globale medio (TEGM) pubblicato trimestralmente dal Ministero dell’Economia.

L’importo totale confermato dal Governo per il triennio 2014-2017 ammonta a 670 milioni di euro. Grazie all’integrazione con contributi regionali e finanziamenti pubblici, la cifra definitiva tocca i 20 miliardi di euro. Ad oggi la maggior parte delle richieste sono pervenute dal Nord Italia (66%) a seguire il Sud (18%) il Centro (15%). La maggior parte dei richiedenti (27%) sono nati all’estero e hanno un’età compresa tra i 18 e i 35 anni.

Per accedere a queste agevolazioni, si può fare domanda presso uno degli istituti che aderiscono all’iniziativa e che attualmente sono 171: l’elenco è pubblicato online sul sito di Consap, la società in house incaricata di gestire il Fondo dal Ministero dell’Economia.

Una volta che la banca o l’intermediario ha provveduto a raccogliere la documentazione, deve provvedere ad inviare online la domanda al Gestore del Fondo per la Casa per usufruire delle agevolazioni acquisto prima casa giovani coppie.

Entro 15 giorni lavorativi, la banca comunica ai richiedenti  l’avvenuta ammissione alla garanzia del Fondo, oppure, nel caso in cui le disponibilità economiche del fondo fossero esaurite, la comunicazione della non ammissibilità della domanda.

Se l’esito della domanda è positivo, ovvero, è confermato l’accesso al Fondo per la Casa della giovane coppia, entro 30 giorni lavorativi, viene erogato il mutuo e parte la garanzia dello Stato.

Fattivamente, la Garanzia del fondo Casa interviene qualora la giovane coppia rientrante nelle agevolazioni previste dal Fondo non riesca a più a pagare le rate del mutuo dopo aver coperto il 50% della quota capitale, degli oneri non superiori al 5% del capitale residuo e degli interessi calcolati al tasso legale. In questo caso, il recupero del credito non viene attivato dalla banca ma dallo stesso Ministero della Gioventù mediante l’emissione di cartelle esattoriali.

Anche nel 2017 si confermano poi i bonus per ristrutturazioni, mobili e riqualificazioni energetiche. Chi debba riadeguare mobili ed elettrodomestici a seguito della ristrutturazione dei locali di casa propria ha la possibilità di detrarre le spese fino al 50% fino ad un massimo di 10 mila euro, purché si tratti di nuovi acquisti e purché i lavori di ristrutturazione siano iniziati nel 2016.

Con il Bonus giovani coppie e mobili si può usufruire della detrazione Irpef del 50% presentando all’Agenzia delle Entrate le ricevute dei pagamenti effettuati per l’acquisto di mobili e elettrodomestici. Per poter usufruire del Bonus mobili, gli acquirenti dovranno presentare specifica documentazione che attesti la compravendita all’Agenzia delle Entrate.

Il bonus mobili 2017 è concesso anche per interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia su parti comuni di edifici residenziali e condominiali.

Tra le agevolazioni per la casa a cui potranno accedere anche le giovani coppie previste dalla Legge di Bilancio 2017 da ricordare anche quella per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici esistenti, anche detta “Ecobonus”. Fino al 31 dicembre 2017 l’Agenzia delle Entrate prevede incentivi pari al 65% (a mezzo detrazione IRPEF) da calcolare su di una cifra variabile in base al tipo d’intervento sostenuto al fine di migliorare l’efficienza energetica di un’abitazione.

Naturalmente esistono anche società finanziarie ben consolidate nel nostro paese che offrono altre opportunità ai giovani.

Agos, ad esempio, permette alle giovani coppie di richiedere fino a 30.000 euro e rimborsare il finanziamento in comode rate, flessibili e facili da gestire. Il tutto ottenendo la somma desiderata entro sole 48 ore dall’approvazione della richiesta.

Anche Ubi Banca ha pensato a dei mutui dedicati alle giovani coppie che cercano il finanziamento ideale per comprare casa, anche se non hanno un lavoro a tempo indeterminato.

Per richiedere il mutuo è sufficiente:

  • avere meno di 40 anni
  • lavorare da almeno 18 mesi oppure aver lavorato almeno 18 mesi negli ultimi due anni
  • avere attualmente un’occupazione.

Mutuo Giovani di Intesa Sanpaolo è pensato invece per i giovani under 35 che desiderano acquistare la loro prima casa e che eroga fino al 100% del valore dell’immobile.

Si tratta di un mutuo, a tasso fisso o variabile a scelta del cliente, rateizzabile in pagamenti mensili con una durata da 10 a 40 anni se a tasso fisso e con una durata da 10 a 30 anni se a tasso variabile. Oltre al limite di età, 35 anni non ancora compiuti al momento della stipula del contratto, queste sono le condizioni di accesso al Mutuo Giovani:

  • I lavoratori dipendenti devono essere assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato e aver superato il periodo di prova;
  • I lavoratori autonomi devono avere un’anzianità lavorativa di almeno tre anni;
  • I lavoratori atipici devono essere assunti a tempo determinato da più di sei mesi, aver lavorato almeno 18 mesi degli ultimi due anni e avere un contratto di lavoro con durata residua di almeno 4 mesi dalla richiesta di mutuo.

Mutuo Valore Giovani del gruppo UniCredit è invece dedicato a chi a meno di 40 anni. Il finanziamento UniCredit eroga somme a partire da 30.000 euro e massimo fino all’80% del valore dell’immobile offerto in garanzia, estendibile fino al 100% se si attiva il Fondo di garanzia per i mutui prima casa per importi non superiori a 250.000 euro.

Tutte queste opportunità sono un modo, in un periodo di protratta crisi economica, per andare incontro ai giovani e alla situazione del mercato occupazionale in Italia, dando un’opportunità a molti giovani che hanno una situazione professionale precaria, ma vogliono ugualmente crearsi una famiglia.

Sardegna: Finanziamenti a fondo perduto agevolazioni sviluppo dell’imprenditoria

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Da tempo immane la Sardegna è considerata terra di contraddizione, ormai sintesi perfetta di quello che sta accadendo al nostro paese. Quest’isola è infatti ricca di risorse straordinarie, di campi da coltivare con tecniche moderne ed ecologiche, di beni archeologici, paesaggistici e culturali da riscoprire, di energie rinnovabili e bioedilizia da sviluppare, che ha potenzialmente un grande futuro, eppure contemporaneamente è una regione decadente e in decadenza, che perde posti di lavoro, vede una disoccupazione record e soprattutto non riesce a vedere nessun futuro.

Sardegna terra di bandiere blu e mare cristallino, ma anche territorio dove un sardo su tre vive in un luogo da bonificare, dove queste contraddizioni si ripercuotono sulla salute degli stessi abitanti.

La Sardegna ha incontrovertibilmente una storia peculiare e l’Italia, fino ad oggi, l’ha sicuramente utilizzata più come terra da depredare e da sfruttare per le sue basi militari e le sue fabbriche inquinanti, la sua pastorizia legata al mercato del “basso costo” piuttosto che come luogo da arricchire e migliorare culturalmente e socialmente.

Purtroppo, negli occhi di molti sardi, si legge sovente il disincanto di chi si sente tradito da troppe promesse dello stato e dei vari governi che nei decenni si sono succeduti, promesse mai mantenute, ma per fortuna non in quello di tutti: sono tantissimi i giovani, e non solo, che hanno voglia di rimboccarsi le maniche, per investire nella propria terra, per farla risorgere dalle sue ceneri, per poter restare nel paese natio senza necessità di emigrare altrove per costruirsi un futuro dignitoso.

Negli ultimi anni, poi, lo stato e la Comunità europea hanno messo a disposizione numerose opportunità per le imprese e gli aspiranti imprenditori, con la possibilità di usufruire di finanziamenti agevolati o contributi a fondo perduto o altra forma di sussidio per l’avvio di una nuova idea imprenditoriale o per l’avvio di un nuovo business.

Il Fondo di Venture Capital, ad esempio, mette a disposizione 10 milioni di euro per l’acquisizione di partecipazioni dirette in imprese innovative. Il Fondo, istituito su proposta dell’assessorato Industria, di concerto con l’assessorato Programmazione e Bilancio, è parte integrante del Programma Regionale di Sviluppo 2014-2019 nel quale è specificata la necessità di favorire il finanziamento del rischio e l’accesso al credito. Il fondo è pensato  per dare impulso all’avvio e alla crescita di nuove imprese fortemente innovative e permetterà alle startup di incrementare gli investimenti in ricerca e sviluppo, favorendo la nascita di nuovi posti di lavoro.

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Il Fondo di controgaranzia per le imprese femminili rappresenta invece una nuova occasione per le donne che vogliono avviare un’impresa sul territorio cagliaritano. Istituito dalla camera di commercio, industria, agricoltura e artigianato di Cagliari prevede uno stanziamento di 50 mila euro a favore di microimprese femminili che operino nel settore dell’artigianato, agricoltura, industria e commercio.

Naturalmente anche in Sardegna si può usufruire della legge anche conosciuta come “Beni strumentali”, messa a disposizione dal Ministero per lo sviluppo economico: la Nuova Sabatini facilita l’accesso al credito a tutte le imprese che operano sul territorio nazionale, in tutti i settori produttivi, compresi agricoltura e pesca, che vogliono rinnovare gli impianti e acquistare nuove attrezzature, investire in hardware, software e tecnologie digitali. L’investimento, coperto da finanziamento bancario, è assistito all’80% da un fondo di garanzia; non può essere superiore a 5 anni e deve essere compreso tra 20 mila euro e 2 milioni di euro.

Proprio in questi giorni poi sono stati stanziati 44 milioni di euro per tre nuovi bandi a sportello a sostegno delle imprese con sede operativa in Sardegna e per i primi due bandi territorializzati, novità assoluta all’interno della programmazione territoriale.
I nuovi bandi comprendono le seguenti tipologie:

  • Le tipologie T1+T2: per le nuove imprese (investimenti fra 15mila e 500mila euro).
  • T2: per le imprese già operative (fra 200mila e 800mila euro);
  • T4 per investimenti  fra 5 e 20 milioni.

Per quanto riguarda la prima tipologia, il bando è aperto per tutte le ditte individuali costituite e operative da meno di due anni, società costituite da meno di cinque anni e operative da meno di due anni e persone fisiche che intendono costituire una ditta individuale per sviluppare piani di creazione e sviluppo d’impresa per l’espansione della produzione, il riposizionamento competitivo o l’adattamento al mercato attraverso l’introduzione di soluzioni innovative sotto il profilo organizzativo, produttivo o commerciale.

Sul valore del piano, al netto del capitale circolante, è riconosciuta una sovvenzione a fondo perduto entro i massimali previsti dalla Carta degli aiuti di stato, con l’intensità massima del 50%.

Per la seconda tipologia, sono destinatarie micro, piccole e medie imprese operanti da almeno due anni, che realizzano Piani di sviluppo d’impresa per l’espansione della produzione, il riposizionamento competitivo o l’adattamento al mercato attraverso l’introduzione di soluzioni innovative sotto il profilo organizzativo, produttivo o commerciale da realizzare anche attraverso l’apertura di nuove unità locali.

L’importo complessivo delle spese e dei costi ammissibili del piano è compreso tra 200.000 e 800.000 euro. Come agevolazioni sono previsti un contributo a fondo perduto e la riduzione dei tassi di interesse e dei premi di garanzia in combinazione con l’intervento fino al 75% del Fondo Competitività in forma di prestito a condizioni di mercato.

Il 22 giugno sarà aperta la piattaforma dove si potranno caricare le domande e completare tutte le procedure. Se la domanda è completa, l’imprenditore riceverà un codice che dovrà caricare nei click day già fissati per il 25 (imprese operative, T2), 26 (nuove imprese, T1 e T2) e 27 luglio (bandi territorializzati).

Dal 1 giugno è possibile anche presentare le manifestazioni d’interesse per i contratti d’investimento (T4).

Nuove imprese a tasso zero” di Invitalia ha l’obiettivo di sostenere, in tutta Italia e quindi anche in Sardegna, la creazione di micro e piccole imprese composte in prevalenza da giovani tra i 18 e i 35 anni oppure da donne di tutte le età. La dotazione finanziaria è di circa 150 milioni di euro e le agevolazioni saranno concesse fino a esaurimento dei fondi.

Ai soggetti ammessi alle agevolazioni sono concedibili mutui agevolati per gli investimenti, a un tasso pari a zero, della durata massima di 8 anni e di importo non superiore al 75 per cento della spesa ammissibile, ai sensi e nei limiti del “de minimis”. I programmi d’investimento devono prevedere spese non superiori a 1.500.000 di euro. I programmi di investimento devono comunque essere realizzati entro 24 mesi dalla data di stipula del contratto di finanziamento.

Una boccata d’ossigeno è arrivato anche per il mondo dell’allevamento che cerca di restare a galla in un’epoca affatto facile: arriva dall’Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, sotto forma di un contributo per le pecore “a fine carriera” superiore del doppio alla cifra che si ipotizzava.

Il finanziamento a fondo perduto è stanziato per capi di età superiore ad almeno 4 anni e in buona parte poco o non più produttivi: l’operazione rientra nelle misure eccezionali dedicate dallo Stato alla zootecnia.

In buona sostanza, verranno stanziati 30 euro a capo. Di fatto la vendita al macello degli animali poco o non più produttivi frutterà un raddoppio di incasso per l’allevatore, che per mandare in pensione un ovino (che purtroppo significa la morte dell’animale, ma è la dura legge del mondo agropastorale) riceve appunto tra i 25 e i 30 euro.

La dotazione complessiva dello strumento assegna al comparto ovicaprino nazionale circa 6 milioni di euro e fatte le dovute proporzioni, in rapporto al patrimonio regionale, alla Sardegna saranno destinati circa 3.5 milioni.

Da poco scaduto invece il bando “Domos de sa Cultura”, promosso dall’assessorato della Pubblica Istruzione e dei Beni Culturali della Regione Sardegna, la cui scadenza di partecipazione al bando era stata prorogata al 15 maggio 2017.

Un supporto finanziario, questo, alle imprese per lo sviluppo di prodotti e servizi integrati per la salvaguardia, la valorizzazione, la diffusione e la promozione del patrimonio culturale immateriale della Sardegna, in tutte le sue forme, compresi i costumi e l’artigianato, un aiuto coadiuvato da fondi regionali ed europei, per aumentarne la competitività, per un importo minimo di 15.000 e massimo di 150.000 Euro a fondo perduto. La dotazione finanziaria disponibile per il bando è ammontata a 1.000.000,00 Euro e gli aiuti sono stati concessi in forma di contributo a fondo perduto, nella misura dell’80% delle spese ammissibili.

Lo sviluppo dell’imprenditoria è quindi sostenuto dalla Regione e dallo Stato con finanziamenti e agevolazioni che rendono più facile creare da sé il proprio lavoro: in una situazione del mercato del lavoro in cui molto spesso si è costretti ad emigrare per trovare un’occupazione, aprire una propria attività è un’alternativa che consente di inventarsi un lavoro e diventare un fattore di sviluppo e ricchezza sul territorio, grazie anche all’apertura del mercato unico europeo.

Non resta quindi che rimboccarsi le maniche, con un buon business plan chiedere l’accesso al finanziamento che più si confà al proprio caso, ed essere artefici del proprio destino.

Acquistare auto a rate senza finanziamento

Senza voler scomodare sogni e desideri, che certamente hanno come oggetto veicoli extra lusso che i comuni mortali possono solo guardare alle fiere o alle concessionarie, per tutti prima o poi arriva il momento di acquistare una nuova auto, per necessità di cambiare quella vecchia che oramai è solo un catorcio o per nuove esigenze di mobilità.

auto a rate senza finanziamento

Sul mercato ne esistono di vario genere, marchi, cilindrate ed equipaggiamento, ma in ogni caso serve un capitale economico che di questi tempi non tutti posseggono.  Diventa quindi importante, se non fondamentale, conoscere tutte le possibilità di finanziamento per l’acquisto di un’auto, sia a rate che in altre soluzioni, in modo da poter scegliere quella più adatta alle proprie esigenze, ed anche l’esistenza di modi per aggirare la richiesta stessa di un finanziamento.

La soluzione più semplice e veloce è quella naturalmente di accendere un finanziamento, ma le garanzie che agenzie e banche chiedono sono spesso un deterrente per quanti, nonostante entrate mensili, non dispongono di una busta paga da presentare come garanzia.

Quando si ha una retribuzione mensile ma non è certificata, certo non è facile ottenere il credito, ma il prestito auto senza busta paga può essere la soluzione ideale.

Quando si parla di prestito auto senza busta paga non si intende un finanziamento erogato a chi non ha entrate di nessun tipo, bensì di un prodotto pensato per quelli che non possono presentare il documento denominato “busta paga”: quindi se si è un lavoratore autonomo, un professionista con partita IVA oppure una persona che gode di entrate diverse da uno stipendio e si desidera un prestito per acquistare un’auto, si possono offrire altre garanzie per garantire appunto la restituzione regolare del capitale finanziato.

I lavoratori autonomi come gli artigiani, i commercianti, gli imprenditori o i professionisti, ad esempio, possono presentare la dichiarazione del reddito, il certificato di un reddito dimostrabile, ovvero il CUD, o presentare il modello UNICO: questi documenti dimostrano che si percepisce un reddito e costituiscono garanzie importanti e necessarie per ottenere il prestito auto in oggetto e anche per stabilire l’importo massimo erogabile della rata mensile.

Altre garanzie possono essere i versamenti regolari sul proprio conto corrente bancario o postale, la proprietà di un bene immobile, di valore pari o superiore alla somma che si intende richiedere, sul quale è possibile sottoscrivere un’ipoteca, oppure trovarsi un garante, il quale diventa il fideiussore e stipula un contratto coobligato. Il garante, all’atto della sottoscrizione del finanziamento auto, diventa ugualmente responsabile nella regolare restituzione del capitale finanziato.

Il finanziamento auto in ogni caso è un investimento molto importante che durerà per anni e porterà una diminuzione di una gran parte delle entrate mensili: per questo è importante negoziare i termini di acquisto dell’automobile, ma anche verificare che non vi siano altre soluzioni alternative.

Si può ad esempio pensare di ricorrere al noleggio a lungo termine, usato principalmente dalle aziende per le flotte aziendali (piccole o grandi che siano), ma sempre più anche dai privati con esigenze di mobilità su lunghe tratte.

In buona sostanza, consiste nell’avere l’utilizzo dell’auto per un periodo prefissato e ad un costo determinato, comprensivo di tutti gli oneri derivanti dall’uso dell’auto stessa (finanziari, assicurativi, di manutenzione ed assistenziali) avendo sempre garantita la mobilità da parte della società di noleggio (quindi, se si dovesse rompere bisognerà fornire la vettura sostitutiva). Al termine del periodo, si restituisce il bene.

Un ibrido tra un noleggio a lungo termine ed un acquisto vero e proprio è il invece il “leasing”, perché permette un iniziale frazionamento mensile del pagamento ma dà la possibilità, alla fine del periodo interessato dal contratto, di riscattare la proprietà del veicolo.

Un privato può accedere ad un leasing a patto che dimostri l’utilizzo a scopo lavorativo dell’auto, e trovi un accordo sia con la banca che con la società che darà l’auto in leasing. Si trova poi un accordo sulla base del contratto da stipulare, che può essere comprensivo o meno delle spese vive (carburante a parte), e si accorda una prima rata superiore alle altre, poi una quota fissa dalla seconda rata fino a scadenza del contratto.

A termine del contratto il privato ha due scelte: o restituisce l’auto o la riscatta. Nel primo caso non paga alcuna penale per la restituzione dell’auto alla società di leasing, che ne diventa l’effettiva proprietaria e non deve restituire nessun canone al contraente, mentre nel secondo caso il privato deve pagare il valore residuo dell’auto affinché diventi a tutti gli effetti di sua proprietà.

Esiste inoltre la possibilità di ricorrere alla formula Buy back, inventata in America negli anni ’70, poi adottata dalla quasi totalità delle Case automobilistiche. Il principio è quello di pagare il veicolo solo per il chilometraggio e lo stato di usura del periodo di possesso, cucendosi alla perfezione addosso a chi intende cambiare l’auto dopo pochi anni.

In sintesi, col buy back si finanzia la metà del valore totale, dimezzando l’importo delle rate mensili. A fine periodo di uso (24, 36 o 48 mesi) si può scegliere se restituire la vettura (con un valore garantito alla stipula del contratto, soggetto a tagli in caso di supero chilometrico) e acquistarne una nuova, oppure saldare l’importo restante, con maxirata o rateizzando l’importo.

Ma non è finita qui: c’è infatti anche la possibilità di acquistare a rete, ma senza accendere nessun finanziamento.

La grande possibilità offerta è quella di rateizzare il pagamento di un acquisto in mensilità senza interessi e senza accendere un finanziamento, semplicemente con un Bancomat, il codice fiscale, un documento di identità ed un telefono cellulare, il tutto grazie al servizio Pagodil, che addebita mensilmente al cliente la somma pattuita, con zero costi e zero interessi.

Pagodil, in collaborazione con l’esercente, consente di pagare poco alla volta senza costi aggiuntivi sul prezzo: l’importo viene suddiviso in piccole quote che vengono addebitate ogni mese dal conto corrente bancario.

Pagodil quindi non è un finanziamento ma un sistema di dilazione dei pagamenti e per questo si può chiedere di utilizzarlo direttamente al venditore o alla concessionaria.

Cofidis S.p.a. penserà a saldare immediatamente l’esercente e in seguito riceverà le quote dilazionate del prezzo della vendita, senza oneri a proprio carico.

Dinanzi a tutte queste molteplici possibilità, per tutte le esigenze e per tutte le tasche, non resta che recarsi in concessionaria e scegliere l’auto che fa al proprio caso.

Finanziamenti e Legge Sabatini 2017: agevolazioni per acquisto di macchinari e impianti

Avete un’impresa che ha bisogno di macchinari più moderni per poter reggere il passo con la concorrenza? I dipendenti si lamentano di strumenti che non sono abbastanza efficienti e le riparazioni per i continui guasti sono ormai diventati un salasso insostenibile?

finanziamenti legge sabatini per macchinari

Certamente, per chi non possiede tutto il capitale per procedere all’ammodernamento della propria impresa, ci sono numerosi strumenti a cui rivolgersi, a partire dai finanziamenti a fondo perduto e quelli a tasso agevolato, che periodicamente Stato e regioni mettono a disposizione, ma un’ottima opportunità la offre senza dubbio l’agevolazione definita “Beni strumentali – Nuova Sabatini”, istituita dal D.L. 69/2013 (il “Decreto del Fare”).

Questa agevolazione è lo strumento più noto e maggiormente utilizzato dallo stato per accrescere la competitività del sistema produttivo del Paese e migliorare l’accesso al credito delle micro, piccole e medie imprese (Pmi) per l’acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature.

Innanzitutto ricordiamo che sono considerate “PMI” le imprese classificate come:

  • micro-impresa, con meno di 10 dipendenti e un fatturato o bilancio annuo inferiore ad euro 2 milioni;
  • piccola impresa, con meno di 50 dipendenti e un fatturato o bilancio annuo inferiore ad euro 10 milioni;
  • media impresa, con meno di 250 dipendenti e un fatturato o bilancio annuo inferiore ad euro 50 milioni.

Anche conosciuta come Sabatini Ter, abbiamo visto che è stata dall’articolo 2 del decreto legge n. 63 del 21 giugno 2013, convertito dalla legge n. 98 del 9 agosto 2013, ma è stata prorogata con la Legge di Bilancio ex Stabilità 2017, anche per quest’anno e per quello a venire.

In tutto, la Sabatini Ter mette a disposizione 28 milioni di euro per l’anno 2017, 84 milioni di euro per l’anno 2018, 112 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2021, 84 milioni di euro per l’anno 2022 e 28 milioni di euro per l’anno 2023.

L’agevolazione prevede l’erogazione di un contributo in conto esercizio, a parziale copertura degli interessi relativi al finanziamento stipulato per l’acquisto/acquisizione in leasing di beni strumentali nuovi da parte delle PMI. Il contributo per il bonus macchinari – nuova Sabatini, è quindi pari agli interessi calcolati sul piano di ammortamento a rate semestrali al tasso di 2,75% annuo per 5 anni.

Le PMI inoltre, che fanno domanda e rientrano nel contributo, possono richiedere che il finanziamento sia coperto dalla garanzia dello Stato, attraverso il Fondo di garanzia PMI fino all’80% del finanziamento totale.

La modalità di presentazione della richiesta di accesso al fondo per l’acquisto di beni strumentali è telematica e i beneficiari devono compilare il modulo di domanda e provvedere all’invio all’istituto di credito che erogherà il prestito coperto dal fondo predisposto con la Nuova Sabatini 2017.

La domanda potrà essere presentata dalle piccole e medie imprese che rispecchino i requisiti richiesti, ovvero:

  • sede operativa in Italia;
  • iscritte al Registro delle Imprese;
  • non sottoposte a misure di liquidazione volontaria o in stato di crisi.

Per poter beneficiare dell’agevolazione gli investimenti devono essere riconducibili a precise finalità quali:

  • creazione di un nuovo stabilimento;
  • ampliamentodi uno stabilimento esistente;
  • diversificazionedella produzione di uno stabilimento mediante prodotti nuovi aggiuntivi;
  • trasformazioneradicale del processo produttivo complessivo di uno stabilimento esistente;
  • acquisizionedi attivi di uno stabilimento

 

Questa agevolazione prevede un contributo per le imprese che effettuano investimenti per acquistare o acquisire in leasing i seguenti beni strumentali:

  • Macchinari;
  • Attrezzature;
  • Impianti;
  • Beni strumentali ad uso produttivo;
  • Hardware, software e tecnologie digitali.

 

L’acquisto deve avvenire in data successiva alla data della domanda di accesso ai contributi e gli investimenti devono rimanere all’interno dell’impresa per almeno 3 anni.

Sono ammissibili gli investimenti in beni strumentali che, presi singolarmente ovvero nel loro insieme, presentano un’autonomia funzionale, non essendo ammesso il finanziamento di componenti o parti di macchinari che non soddisfano il suddetto requisito, fatti salvi gli investimenti in beni strumentali che integrano con nuovi moduli l’impianto o il macchinario preesistente, introducendo una nuova funzionalità nell’ambito del ciclo produttivo dell’impresa. Non sono in ogni caso ammissibili gli investimenti riguardanti gli acquisti di beni che costituiscono mera sostituzione di beni esistenti. Non sono ammissibili singoli beni di importo Inferiore a 516,46 euro, al netto dell’IVA. Qualora nell’ambito della medesima fornitura siano previsti più beni strumentali, nel loro complesso funzionali e necessari per la realizzazione dell’investimento, di valore inferiore al predetto importo gli stessi sono da considerarsi ammissibili purché riferibili a un’unica fattura di importo non inferiore a 516,46 euro.

Al contributo sui beni strumentali 2017 sono ammesse le imprese che operano in tutti i settori produttivi, ivi compresi l’agricoltura e la pesca mentre ne sono esclusi i settori: industria del carbone, attività finanziarie e assicurative, la fabbricazione di prodotti con imitazione o sostituzione del latte e quelli lattiero-caseari, attività connesse all’esportazione e per gli interventi subordinati all’impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti di importazione.

Per investimenti in tecnologie, ovvero big data, big data, cloud computing, banda ultralarga, cybersecurity, robotica avanzata e meccatronica, realtà aumentata, manifattura 4D, Radio frequency identification (RFID), sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti il contributo statale è maggiorato del 30% nel rispetto del limite massimo stabilito dalla relativa normativa, ovvero 2 milioni di euro.

Dopo aver provveduto alla presentazione della domanda, inizierà l’iter di verifica per la sussistenza dei requisiti da parte della banca e se l’esito sarà positivo, si procederà alla concessione del bonus e l’impresa potrà effettuare l’investimento già dal giorno successivo all’invio della domanda tramite PEC, fatta eccezione per il settore agricolo, e comunque sia entro 12 mesi dalla stipula del contratto di finanziamento con la banca o intermediario autorizzato.

Il termine ultimo entro cui i beneficiari potranno presentare domanda è il 31 dicembre 2018 ma è chiaramente specificato nella medesima legge che vi sarà la possibilità di accedere al Fondo della Sabatini Ter esclusivamente fino ad esaurimento delle risorse stanziate.

Fondi europei: finanziamenti per il turismo

Per fortuna, anche nei momenti di maggiore crisi economica, quelli in cui tutti i settori hanno faticato non solo a crescere ma anche a restare in piedi, il nostro paese, grazie alle sue straordinarie bellezze storiche artistiche e paesaggistiche, ha potuto contare su un’importante risorsa: quella del turismo.

Per fare un esempio, sono stati spesi 36.715 milioni di euro dai viaggiatori internazionali tra gennaio e dicembre 2016, con un aumento del 3,2% rispetto al 2015.

Nel 2016 ,quindi, il saldo netto della bilancia dei pagamenti turistica in Italia è stato pari a 13.812 milioni di euro, con un +2,1% rispetto al 2015.

A guidare la crescita è il turismo culturale, anche se è il turismo balneare a far segnare la maggior crescita. Molto positiva anche la componente lacuale, mentre resta più affaticata quella montana, in negativo da qualche anno.

finanziamenti per il turismo

Al vertice della piramide ci sono quattro regioni: Lazio, Lombardia, Veneto e Toscana. Da sole accolgono il 60% della spesa turistica proveniente dall’estero. Nonostante le sue infinite ricchezze culturali e bellezze naturalistiche il Mezzogiorno agguanta invece solo una piccola fetta della torta, equivalente a un 13% di media.

Intorno al mondo del turismo gravitano una miriade di imprese ed aziende: dal più classico degli hotel dove offrire soggiorno ai viaggiatori al servizio navetta per l’aeroporto, dal servizio informazioni all’impresa capace di offrire assistenza 24 ore su 24, passando per bar, ristoranti, centri benessere, e chi ne ha più ne metta, per assicurare a chi viene nel nostro paese un soggiorno quanto più appagante possibile, e allo stesso tempo per rimpinguare le magre tasche statali e i conti di chi decide, con saggezza ma anche con oculatezza, di investire in questo settore.

Un’attività turistica si riferisce a qualsiasi impresa che risponda alle esigenze dei turisti, per cui la prima cosa da fare, se si pensa di voler iniziare ad operare in questo settore, è avere ben chiare le opzioni tra le quali scegliere:

  • Servizi di trasporto: questo settore comporta il trasporto dei turisti verso, da e all’interno della destinazione turistica.
  • Agenzie di viaggio: le agenzie di viaggio offrono pacchetti inclusivi di trasporto, alloggio e attrazioni.
  • Alloggi: questi includono hotel, motel, bed and breakfast, ostelli, case in affitto e qualsiasi altro luogo in cui i turisti possono alloggiare mentre sono in viaggio.
  • Viaggi guidati e guide turistiche: un servizio di viaggi guidati o di guide turistiche professionali è un’attività turistica specializzata nell’organizzare viaggi informativi e piacevoli tra le attrazioni locali di un luogo.
  • Ospitalità: include qualsiasi struttura che offre cibo o bevande ai turisti.

Bisogna poi ponderare bene il luogo in cui investire, facendo un’accurata ricerca sul tipo di turismo che la propria città o regione attira, senza trascurare di considerare la diretta concorrenza.

Una volta scelto il luogo, come per tutte le tipologie di imprese, certamente non può mancare un business plan ben strutturato, che consideri tutte le spese e i costi da sostenere, per capire se il gioco valga quantomeno la candela.

A questo punto manca quello che probabilmente è il fattore più importante: come reperire i fondi, quando non si ha a disposizione la liquidità necessaria per avviare la propria impresa turistica?

Certamente si può iniziare a presentare il proprio piano d’impresa a potenziali investitori e/o soci per ottenere il capitale necessario per l’avvio e l’operatività iniziale dell’impresa, ma si può far riferimento anche ad altre tipologie di finanziamenti, che vengono messi a disposizione dagli enti locali, dallo Stato, e persino dalla Comunità Europea.

Il turismo, unitamente alla cultura, è infatti considerato dalla Commissione Europea come una delle attività economiche maggiormente capaci di creare crescita ed occupazione nell’Ue e lo si evince anche dalla nuova programmazione europea o, meglio, dai fondi stanziati.

I finanziamenti messi a disposizione sono essenzialmente di due tipi:

  • fondi a gestione diretta, gli operatori partecipano presentando un progetto dal respiro europeo. Di conseguenza presentano maggiori vincoli poiché devono garantire appunto una valenza internazionale. Questi finanziamenti europei sono molto ambiti, poiché offrono una copertura dei costi abbastanza corposa;
  • fondi indiretti, offrono una copertura delle spese minore ma sono più facilmente ottenibili.

Ai bandi a partecipazione diretta possono partecipare gli operatori presentando una propria progettazione che abbia valenza europea: tali programmi spesso sono considerati molto interessanti da parte dei soggetti territoriali a qualunque livello, in quanto offrono una copertura dei costi decisamente superiore ai fondi indiretti, a loro volta accessibili tramite la programmazione regionale. Presentano, tuttavia, maggiori vincoli, in primis la valenza e l’interesse internazionale ed europeo del progetto. Nella programmazione precedente, non a caso, solo il 10% dei programmi è stato accettato.

Va anche detto che approfittare dei fondi europei non è semplice perché questi spesso non vengono pubblicizzati come dovrebbero e molti si perdono nei vari iter burocratici.

In generale però, tra diretti ed indiretti, sono diverse le associazioni e i consorzi turistici che ne hanno beneficiato, realizzando progetti attinenti sia alle infrastrutture sia alla creazione di nuovi servizi, rivalorizzando aree poco sviluppate a livello turistico.

I fondi sono pensati con un approccio bottom up, cioè dal basso verso l’alto su base geografica. Gli operatori possono così presentare dei progetti specifici che valorizzino le caratteristiche, le peculiarità e le risorse turistiche del nostro paese.

Le Regioni, sulla base delle linee strategiche e degli obiettivi che devono raggiungere (Programmazione strategica Italia 2020), devono definire un Piano Operativo Regionale (POR) sulla base del quale vengono poi istituiti a livello regionale dei bandi, ai quali gli interessati partecipano presentando dei progetti specifici.

Attualmente, ad esempio, è attivo il bando 2017 del Programma COSME, che sostiene la promozione e lo sviluppo di prodotti turistici tematici transnazionali legati alle industrie culturali e creative, ed uno dei pochi esplicitamente dedicato proprio al turismo.

Il prodotto turistico deve essere strutturato attorno ad un tema comune relativo al patrimonio culturale europeo e deve prevedere l’uso di tecnologie per promuovere e migliorare l’esperienza dei visitatori.

Per presentare domanda è necessario aggregarsi in consorzio, sono richiesti da 5 a 8 partner provenienti da 4 differenti Paesi.

E’ previsto un contributo fino a 300 mila euro per progetto nel limite del 75% dei costi ammessi. Il budget disponibile è di 1,5 milioni di euro. La scadenza per l’invio delle proposte è il 29 giugno 2017.

Dai mesi scorsi, è disponibile un nuovo vademecum della Commissione europea per l’accesso alle agevolazioni dedicate al settore turistico. Oltre ai fondi strutturali e di investimento europei (FESR, FSE, FC, FEASR e FEAMP) e ai programmi a gestione diretta (COSME, EaSI, Erasmus+, Europa creativa, Horizon 2020 e LIFE), per la prima volta la Commissione Ue analizza anche il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), strumento cardine del Piano Juncker.

Il settore turistico può essere quindi sostenuto tramite:

  • il Fondo di coesione, a cui l’Italia non ha accesso in quanto riservato ai Paesi Ue il cui reddito nazionale lordo (RNL) per abitante è inferiore al 90% della media dell’Unione,
  • il Fondo sociale europeo (FSE), nell’ambito dei bandi emanati a valere sui Programmi Operativi Regionali (POR) o Nazionali (PON);
  • il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), nell’ambito dei bandi attivati a valere sui POR e i PON e con riferimento alla Politica di cooperazione territoriale europea;
  • il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), attraverso i bandi dei Programmi di sviluppo rurale regionali e nazionali (PSR);
  • il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), in base alle azioni attivate nel Programma operativo di ciascun Paese Ue;
  • il programma LIFE, soprattutto con riferimento alle call per “Progetti tradizionali” (progetti pilota, dimostrativi, di buone pratiche e di informazione/sensibilizzazione);
  • il programma Horizon 2020, con riferimento alle sezioni “Eccellenza scientifica” sottosezione MSCA, “Leadership industriale” sottosezione LEIT, “Sfide per la società” sottosezione Società riflessive, senza dimenticare lo Strumento PMI;
  • il programma COSME, tramite la richiesta di finanziamenti o partecipando a specifici inviti a presentare proposte e bandi di gara d’appalto nell’ambito del Piano d’azione per il turismo;
  • il programma Europa Creativa, nell’ambito dei progetti di cooperazione transnazionale, delle reti europee, della sezione transettoriale e mediante il titolo “Capitali della cultura”;
  • il programma EaSI, mediante il Programma comunitario per l’occupazione e la solidarietà sociale (PROGRESS), la Rete europea di servizi per l’impiego (EURES) e lo Strumento di garanzia.

Il budget di questi finanziamenti viene speso attraverso un sistema di responsabilità condivisa tra la Commissione europea e le autorità degli Stati Membri:

– la Commissione UE negozia e approva i programmi di sviluppo proposti dai singoli Stati Membri e stanzia le risorse finanziarie;

– gli Stati Membri e le Regioni gestiscono i programmi, li attuano attraverso la selezione, il controllo e la valutazione dei progetti;

– la Commissione viene coinvolta nella fase di monitoraggio, si impegna nel pagare le spese approvate ed effettua verifiche attraverso un sistema di controllo.

L’Italia è una delle destinazioni turistiche più attraenti del mondo, ragion per cui il turismo contribuisce in modo sostanziale alla crescita e alla creazione di posti di lavoro.

Si tratta però di un settore molto competitivo, soprattutto a causa della sua sostenibilità, ed è quindi importante avere le idee ben chiare, le giuste competenze e professionalità per portare avanti l’impresa che si è scelti di avviare e qualche buona idea per differenziare magari la propria azienda dalla concorrenza.

Del resto, attualmente, nel turismo si stanno sviluppando delle nicchie dove è necessario innovare l’offerta ed vi è una crescente differenziazione della domanda con esigenze sempre più specifiche.

Di turismo in buona sostanza si può vivere: i dati confermano il settore come uno dei più forti sui cui insistere e probabilmente uno dei più favorevoli per poter avviare un’impresa in questo momento storico, in cui la difficile congiuntura economica negativa, che si protrae dal 2008, non è ancora del tutto superata.

Finanziamenti per aprire un bar, agevolazioni che possono aiutare nell’impresa

In tempo di crisi non è facile decidere di investire il proprio denaro in un’attività imprenditoriale: troppe tasse, troppe leggi e regolamenti da rispettare pedissequamente per non andare incontro a sanzioni e rischio di chiusura, troppa incertezza sul futuro e sulla riuscita dell’impresa.

Eppure, anche in tempi duri, ci sono attività e settori dove è più facile ritagliarsi un proprio spazio, naturalmente con una cura per il cliente, un’attenzione e un servizio che consentano di differenziarsi dalla massa e spiccare, riuscendo quindi ad ammortizzare le spese e aumentare i guadagni, senza mai andare a scapito della qualità.

finanziamenti per aprire un bar

Aprire e gestire un bar può rivelarsi, ad esempio, una buona idea per mettere su un’impresa, a patto però che non si sottovaluti il tutto, finendo per considerarle attività “facili”. Nella realtà infatti non è affatto così: aprire un bar significa avviare un progetto imprenditoriale impegnativo, per il quale occorre conoscere le normative, investire, avere regole contabili, saper trattare con consulenti e fornitori e soprattutto tenersi lontano da qualsiasi forma di approssimazione o di improvvisazione.

In primis bisogna sapere che i bar rientrano per legge negli “esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande” e più precisamente sono definiti “locali di vendita per il consumo sul posto”.

Le licenze che regolamentavano la libera concorrenza non esistono più da alcuni anni: l’art. 3 della legge 248/2006 le ha eliminate, ma è solo da maggio 2010 che – grazie alla circolare del Ministero dello Sviluppo Economico n.3635/C – i Comuni non possono più fissare il numero di bar e ristoranti che possono essere aperti sul loro territorio, con alcune eccezioni, limitate generalmente ai centri storici delle più importanti città d’arte.

Non serve quindi un’autorizzazione, ma certamente occorre rispettare rigide normative che riguardano la struttura e la posizione del locale (destinazione d’uso, metri quadri, rispetto di alcune caratteristiche urbanistiche ed edilizie) e soprattutto bisogna disporre dei requisiti per l’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande.

Aprire un bar significa dar vita ad una attività d’impresa: per prima cosa quindi il titolare dovrà regolare la propria posizione imprenditoriale e quindi aprire Partita Iva, individuare con l’aiuto di un commercialista la forma societaria più adatta ed iscrivere la società presso il Registro delle Imprese competente.

L’immobile prescelto deve essere a norma e quindi perfettamente in regola quanto a licenze e requisiti che sono imposti spesso dalla legislazione locale (Comunale o Regionale). Ciò vale anche qualora si sia scelto di rilevare un bar già esistente, per non avere problemi successivamente.

Vanno poi affrontate tutte le pratiche strettamente “burocratiche”:

  • presentazione al Comune del modulo per la comunicazione di inizio attività comprensivo degli allegati richiesti (dati del titolare, dell’impresa, orari di apertura, agibilità, conformità ASL ecc.);
  • richiesta al comune dell’autorizzazione all’esposizione dell’insegna;
  • richiesta all’Agenzia delle Entrate dell’autorizzazione alla vendita al minuto di superalcolici;
  • pagamento diritti SIAE per la diffusione di musica e immagini;
  • (per locali di dimensioni pari o superiori ai 450 mq) richiesta di certificazione antincendio ai Vigili del Fuoco.

Naturalmente, prima di avviare l’attività vera e propria, è necessario pianificare attentamente la gestione e prevederne ogni aspetto compresi i costi, le fonti di finanziamento e le prospettive di ricavo. Lo strumento fondamentale da utilizzare in fase di start-up, ma anche successivamente, è il business plan.

Il business plan andrà redatto con prudenza e precisione, considerando nel dettaglio ogni singolo elemento coinvolto nell’attività, descrivendo con cura tutte le voci di costo, le fonti dei ricavi ed ogni altro elemento che influisca sull’attività.

Ai soggetti esterni il business plan  servirà infatti per capire quanto effettivamente sarà remunerativa l’attività una volta avviata e se è conveniente investire nel business. Un buon business plan  potrà infatti aiutare sia ad ottenere un finanziamento per aprire il proprio bar da banche e soggetti privati, sia ad accedere ai fondi europei ed ai finanziamenti agevolati.

Il nodo dolente di ogni attività è proprio questo, il reperimento di tutti i fondi necessari: cosa si fa quando non si ha il budget necessario?

Certamente, con buone garanzie, si può ottenere un prestito vantaggioso da banche e società finanziarie, ma si può anche cercare di ottenere finanziamenti ed agevolazioni, che abbattono i costi e soprattutto gli interessi da rimborsare su un eventuale prestito.

Per chi apre una nuova attività nel servizio bar/ristorazione i contributi vanno dal 20% al 50% a fondo perduto, a seconda della tipologia dei soci (numero di occupati/non occupati) e del tipo di società costituita (società di persona o di capitali).

Governi e istituzioni si pongono da tempo il problema di aiutare i piccoli imprenditori con le idee chiare e proprio in quest’ottica vanno letti i finanziamenti Autoimpiego di Invitalia: si tratta di una forma di finanziamento che può arrivare ad un importo di 129.000€ di cui la metà circa a fondo perduto e la metà ad un tasso di interesse agevolato.

Uno strumento questo pensato anche per mettere un freno alla disoccupazione, e proprio per questo si rivolge alle microimprese (soprattutto alle società di persone, quindi non SRL o simili) che siano fondate da disoccupati. Il disoccupato deve essere maggiorenne, ma non ci sono limiti di età.

Per accedere a questi finanziamenti bisogna inoltre possedere i requisiti di carattere morale (non avere condanne, né penali né di carattere finanziario) e soprattutto preparare, come già detto, un business plan quanto più esaustivo e convincente possibile.

I fondi non sono naturalmente, infiniti, e, oltre a presentare la domanda per tempo, non appena i bandi offerti dalle ragioni ma anche dalla comunità europea vengono resi disponibili, anche avere un certo punteggio. Nella maggior parte dei bandi a dare punteggio sono elementi che hanno a che fare con la bontà dell’idea imprenditoriale e con la capacità di condurlo bene, quali ad esempio avere esperienze precedenti, aprire in location interessanti, portare innovazione o artigianalità.

Molti bandi sono finalizzati al finanziamento di interventi ben specifici, che possono andare dalla ristrutturazione, alla riqualificazione, alla apertura tout court fino al finanziamento delle spese correnti, come l’affitto o il personale, nei primi mesi di vita della attività.

Generalmente, l’erogazione delle agevolazione avviene in due momenti: un anticipo e un saldo. Per quanto riguarda gli investimenti, al momento della stipula del contratto di finanziamento, si può chiedere un anticipo pari al 20% del totale delle agevolazioni per gli investimenti. Il saldo viene  erogato in un’unica soluzione, una volta completato l’investimento. Per le spese di gestione invece si può chiedere un anticipo pari al 30% delle spese previste, mentre il saldo è erogato, a seguito della presentazione delle fatture quietanzate.

I contributi principali a disposizione al momento sono la Legge 185/2000 e Legge Sabatini Bis.

La legge 185/2000 denominata “Incentivi all’autoimprenditorialità e all’autoimpiego“ prevede l’erogazione di un contributi a fondo perduto per un massimo di 10.329 €, e di un finanziamento di 5 anni a tasso agevolato per un importo massimo di 15.493 €. Per un totale di 25.823 €. La legge Sabatini Bis eroga finanziamenti a tasso agevolato da 20.00 a 2.000.000 € per l’acquisto di beni strumentali per attività presenti sul territorio italiano.

Esiste inoltre la possibilità di richiedere un prestito d’onore, una tipologia di finanziamento che viene erogato a tasso agevolato che permette di ottenere fino a 25.823 euro, nel caso di persona fisica o fino a 129.114 euro nel caso di società di persone. Il prestito è rivolto a tutte le persone disoccupate che abbiano compiuto la maggiore età e che siano residenti in Italia da almeno 6 mesi. Con questo prodotto è possibile finanziare l’avvio di imprese individuali e società di persone.

Aprire un bar è una decisione che va attentamente valutata: molte sono infatti le opportunità per avviare un’attività remunerativa, a patto di essere in grado di fare bene il proprio mestiere e ovviamente di richiamare un buon numero di clienti.

Il bar, al pari di ogni altra attività commerciale, deve essere prima di tutto concepito mentalmente. Luogo di incontro oppure location ideale per una pausa, il bar nel corso degli anni ha mutato notevolmente il suo aspetto. Le strutture di oggi non sono più generici esercizi di somministrazione di alimenti e bevande ma luoghi specializzati in colazioni e merende, spesso concepiti a tema: con qualche buona idea e tanto impegno si può certamente riuscire nell’impresa, ma senza avere fretta e ponderando accuratamente ogni decisione.

Cosa sono i finanziamenti pubblici: un concreto aiuto per avviare la propria impresa

Nell’ambito di un disagio crescente acuito da anni di recessione, nell’ultimo rapporto Censis gli italiani vengono definiti popolo di rentier, l’etichetta che si affibbia a chi vive di rendita, e quindi incapace di investire sul futuro, malato di immobilismo sociale.

I Millenials sono le vittime inconsapevoli di questi anni, stritolati dalla crisi e dal ridursi delle occasioni per affermarsi: aumenta il numero di inattivi, coloro che non hanno voglia né di studiare né di trovarsi un lavoro, e tra gli intervistati sono sempre meno coloro che sognano di fare gli imprenditori, di accollarsi il rischio di un’impresa quanto mai incerta.

Eppure segnali di speranza, in un quadro sostanzialmente negativo, arrivano dal dato sulle nuove iniziative imprenditoriali, le cosiddette “start up” innovative, triplicate in meno di tre anni: il rapporto Censis spiega che «le startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese» sono passate «dalle 1.486 del 2013 alle 6.323 della fine di settembre 2016».

Per mettere su un’impresa, innovativa ma anche tradizionale, o per tenere in piedi la propria, quando c’è bisogno di adeguamenti ed interventi importanti, non bastano però le idee e la buona volontà: servono risorse che personalmente non sempre si dispongono, ma che possono essere attinte da numerosi bandi che vengono ogni anno messi a disposizioni dalle regioni, dallo Stato ed anche dalla Comunità europea.

Attivarsi per ottenere agevolazioni finanziarie pubbliche offre la possibilità di trovare i mezzi finanziari necessari, per ridurre il costo del finanziamento rispetto alle forme di finanziamento ordinarie e per contenere il rischio d’impresa limitando l’utilizzo di capitale proprio.

cosa sono finanziamenti pubblici

 

I finanziamenti pubblici sono lo strumento privilegiato con cui lo Stato aiuta il sistema produttivo ad effettuare gli investimenti necessari per lo sviluppo di nuovi prodotti/servizi e per il miglioramento della performance aziendale.

Generalmente i soggetti che mettono a disposizione questi fondi sono lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni, le Camere di Commercio e l’Unione Europea (attraverso i Fondi Europei Diretti ed Indiretti).

Queste agevolazioni possono riguardare e sostenere o lo sviluppo di particolari settori dell’economia, o lo sviluppo di specifiche figure imprenditoriali, o alcune tipologie di imprese, o particolari aree geografiche.

Lo Stato, in generale, prevede periodicamente che dei finanziamenti pubblici siano stanziati per aiutare imprese e determinate categorie produttive. In particolar modo, le categorie che generalmente possono godere dei finanziamenti pubblici sono le piccole e medie imprese, gli enti e le imprese che operano nell’ambito della ricerca e dello sviluppo, gli enti e i soggetti privati che operano nell’ambito della tutela dell’ambiente, enti e soggetti che operano nell’ambito dello sviluppo dell’occupazione e della formazione.

Per la gestione degli aiuti statali va inoltre sottolineato che la Commissione Europea ha determinata una mappa per ogni Stato membro, che aiuta gli stessi a comprendere come indirizzare i finanziamenti pubblici a livello regionale.

Esistono però anche alcune forme di finanziamenti pubblici che, per l’entità “minima” e il settore non strategico ai fini della concorrenza internazionale in cui le imprese operano, possono essere erogati senza la dovuta autorizzazione da parte della Commissione Europea: siamo di fronte al regime del “de minimis”. Si tratta di finanziamenti e agevolazioni di piccola entità, il cui importo è considerato irrilevante per generare turbative del mercato e della concorrenza.

Naturalmente, in base al tipo di contributo e, se si tratta di finanziamenti regionali, in base alla Regione dove si intende avviare la propria attività, l’entità dei contributi e dei finanziamenti agevolati varia.

Se per esempio l’investimento stimato per aprire un ‘attività è di 150.000 euro, i contributi pubblici  possono variare  dal 25-30% fino al 50-60% dell’intero investimento a seconda  del posto dove si intende avviare l’attività. Ovviamente, questa disparità di concessione dei contributi è direttamente dipendente dalle condizioni di sviluppo economico della Regione in cui investire: più una regione è sviluppata dal punto di vista economico, minori sono i contributi concessi dallo Stato e, al contrario, meno la Regione è sviluppata e maggiori sono i contributi.

Ma quali sono le principali tipologie di finanziamento pubblico?

In primis ci sono i Contributi a fondo perduto, che vengono erogati a fronte di investimenti immateriali (marchi, brevetti, sito internet, assistenza tecnico-gestionale, consulenze e formazione ecc.), materiali (adeguamento e attivazione locali, impianti , macchinari, attrezzature etc), e a fronte di spese di gestione (acquisto materie prime, semilavorati e prodotti finiti, spese burocratiche, canoni di locazione di immobili, spese pubblicitarie). I finanziamenti a fondo perduto prevedono un contributo in conto capitale: a questo proposito, chi usufruisce del contributo a fondo perduto non deve restituire il capitale erogato né interessi calcolati su di esso.

Vi sono poi i finanziamenti a tasso zero o a tasso agevolato, che sono prestiti concessi a tasso zero o che prevedono un abbattimento di una determinata percentuale (variabile a seconda del bando di agevolazione) del tasso di Interesse di riferimento.

In molti bandi regionali, ad esempio, l’agevolazione prevede un finanziamento che copre il 100% dell’investimento di avvio (fino a un determinato massimale) e che è costituito da una quota di fondi regionali a tasso zero e da una quota di fondi bancari a un tasso convenzionato, che rimane fisso per l’intera durata del prestito. I finanziamenti sono in genere pluriennali e prevedono un piano di rimborso con rate posticipate, solitamente trimestrali.

Altra possibilità è quella offerta attraverso gli Interventi in conto garanzia, con lo scopo di facilitare l’accesso al credito per le imprese, mediante il rilascio da parte dell’ente pubblico finanziatore di una fideiussione a favore dell’istituto di credito che concede un prestito all’impresa beneficiaria. In particolare l’ente pubblico fornisce all’impresa una garanzia gratuita su una percentuale, generalmente molto elevata (ad esempio l’80%), di un finanziamento bancario erogato per l’avvio dell’impresa e la sua gestione nel periodo di start up.

Molto utilizzato, soprattutto per favorire lo sviluppo nel Mezzogiorno d’Italia, è il Credito D’Imposta, un bonus fiscale spettante agli imprenditori che effettuano determinate tipologie di spesa, che l’ente pubblico intende agevolare, quali ad esempio costi per assunzione di personale, spese in ricerca e sviluppo. Il bonus fiscale si traduce in un credito d’imposta calcolato su una prefissata percentuale della spesa totale oggetto dell’agevolazione.

L’Amministrazione finanziaria ha specificato come il credito d’imposta deve essere utilizzato dal beneficiario del finanziamento per corrispondere le rate di rimborso del finanziamento stesso. In particolare, il soggetto finanziatore recupera l’importo della sorte capitale e degli interessi nonché delle spese strettamente necessarie alla gestione del medesimo finanziamento con l’istituto della compensazione, che può essere esercitata a partire dal giorno successivo alla scadenza di ogni singola rata di restituzione del finanziamento. Tali somme possono essere recuperate dal soggetto finanziatore anche mediante la cessione del credito. Il credito ceduto deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi del soggetto cessionario relativa al periodo d’imposta in cui è avvenuta la cessione.

Alcuni bandi pubblici, infine, prevedono anche una serie di agevolazioni contributive ed economiche a favore dei datori di lavoro che procedono all’assunzione dei soggetti appartenenti a determinate categorie di lavoratori.

I finanziamenti pubblici sono quindi un’opportunità preziosa per gli aspiranti imprenditori e per chi ha intenzione di potenziare la propria impresa, ma è comunque bene ricordare che il finanziamento pubblico deve essere considerato come un ‘di più’, un aiuto a prescindere dal quale l’impresa deve comunque svolgere la propria attività contando solo ed unicamente sulle proprie forze.

Subordinare l’avvio della propria attività o la realizzazione di un investimento all’ottenimento di un contributo pubblico può infatti voler dire attendere molti mesi prima di poter mettere in pratica il progetto, se non addirittura non riuscire a realizzarlo mai.