Startup innovativa, le possibilità di finanziamento da non lasciarsi scappare

Startup innovativa le possibilita di finanziamento da non lasciarsi scappare

In un mercato sempre più saturo e competitivo, è difficile scegliere se e in cosa investire, ma da qualche anno a questa parte le cosiddette “startup innovative” si stanno proponendo come una valida alternative alle imprese tradizionali.

Il Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179 recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese“, convertito con modifiche dalla legge 17 dicembre 2012 n. 221, reca la definizione puntuale di una startup innovativa definendola come “una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano oppure Società Europea, le cui azioni o quote non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione”.

La suddetta legge e le successive evoluzioni normative si sono occupate di definire tutti i requisiti che questa tipologia di impresa deve possedere.

L’articolo 25, comma 2, nello specifico individua i requisiti obbligatori che l’impresa deve rispettare:

  1. le azioni o le quote del capitale sociale non devono essere quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione;
  2. svolge la sua attività da non più di 5 anni;
  3. è fiscalmente residente in Italia o in uno degli Stati membri dell’Unione Europea oppure in uno degli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia;
  4. il valore della produzione a partire dal secondo esercizio e per tutta la durata del regime di favore non deve superare i 5 milioni di euro;
  5. gli utili non devono essere distribuiti perché devono essere reinvestiti in azienda e devono altresì fungere da garanzia (in caso di perdite future) nei confronti dei creditori e dei terzi;
  6. l’oggetto sociale, sia esso esclusivo o prevalente, deve riguardare lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico, dove per alto valore tecnologico non si intende solo il mondo digitale ma qualsiasi settore economico (compreso il processo produttivo) che si caratterizza per un certo livello di innovazione;
  7. l’impresa non può essere figlia di operazioni di riorganizzazione aziendale perché obiettivo del decreto era quello di favorire la nascita di nuove attività imprenditoriali.

In più, oltre a possedere tutti i suddetti requisiti, la società deve possedere almeno uno dei seguenti, ulteriori, requisiti: le spese in ricerca e sviluppo devono risultare pari, o superiori, al 20% del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione; almeno un terzo dei dipendenti devono possedere titolo di dottorato di ricerca (o dottorando di ricerca presso un’università italiana o straniera),titolo di laurea o attestazione di svolgimento di attività di ricerca certificata; la società deve essere titolare, o depositaria o licenziatario, di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività d’impresa.

Di per sé una startup non ha una storia da raccontare e non ha troppe garanzie da offrire: chi decide di investire lo fa seguendo più una scia emotiva che razionale, ma certamente contano anche tutte le agevolazioni che lo Stato offre.

La legge infatti rivolge alle imprese riconosciute come startup innovative particolari agevolazioni e semplificazioni fiscali, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo, l’innovazione e la crescita del Paese.

Nello specifico, le agevolazioni e gli incentivi per chi costituisce una startup innovativa sono notevoli e con la Legge di Bilancio 2017 sono state inserite nuovi importanti sgravi fiscali.

Innanzitutto la start-up innovativa dal momento della sua iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese è esonerata dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per gli adempimenti relativi alle iscrizioni nel registro delle imprese, nonché dal pagamento del diritto annuale .L’esenzione è dipendente dal mantenimento dei requisiti previsti dalla legge per l’acquisizione della qualifica di start-up innovativa e dura comunque non oltre il quinto anno di iscrizione.

Viene inoltre introdotto un regime fiscale e contributivo di favore per i piani di incentivazione basati sull’assegnazione di azioni, quote o titoli similari ad amministratori, dipendenti, collaboratori e fornitori, come specificato dettagliatamente nella Sezione IX del decreto-legge n. 179/2012.

L’agevolazione si sostanzia nell’esclusione degli strumenti finanziari percepiti a titolo di reddito di lavoro dalla formazione del reddito imponibile, sia ai fini fiscali che contributivi, e ha il solo scopo di favorire l’incentivazione e la fidelizzazione dei soggetti che intrattengono rapporti con la start-up.

Sono inoltre previste modalità semplificate per la fruizione del credito di imposta per l’assunzione di personale altamente qualificato. Il credito di imposta è concesso nella misura del 35% del costo sostenuto per le assunzioni ed è concesso a tutte le aziende che assumono personale in possesso di dottorato di ricerca universitario o laurea magistrale in discipline tecnico-scientifiche.

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Per quanto riguarda la sua costituzione, vi è un’apposita disciplina per la raccolta di capitale di rischio da parte delle imprese startup innovative attraverso portali online, avviando una modalità innovativa di raccolta diffusa di capitale (crowdfunding).

Inoltre le startup potranno usufruire gratis e in modo semplificato del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese, anche mediante la previsione di condizioni di favore in termini di copertura e di importo massimo garantito.

Per attirare anche talenti e capitali stranieri, sono previsti permessi di soggiorno agevolati per chi decide di costituire una startup innovativa in Italia. I cittadini stranieri già titolari di permesso di soggiorno per studio, tirocinio o formazione che sceglieranno di restare in Italia potranno infatti richiedere la conversione del permesso di soggiorno senza necessità di tornare nel Paese d’origine per l’apposizione del visto.

Un occhio di riguardo viene posto anche per quanto riguarda le eventuali difficoltà sopraggiunte, dato che vi è un elevato rischio economico per chi decide di investire.

In particolare è stata prevista l’esclusione dalle procedure concorsuali vigenti, prevedendo il loro assoggettamento, in via esclusiva, alla disciplina della gestione della crisi da sovra-indebitamento, applicabile ai soggetti non fallibili che non prevede la perdita di capacità dell’imprenditore ma la mera segregazione del patrimonio destinato alla soddisfazione dei creditori.

Ricordiamo che le startup innovative devono registrarsi nella sezione speciale del Registro delle Imprese creato presso le Camere di Commercio. L’iscrizione si effettua in modalità telematica, inviando una dichiarazione di autocertificazione circa il possesso dei requisiti richiesti. Saranno poi le autorità competenti a controllare l’effettiva corrispondenza tra i requisiti di legge e quelli dichiaratati.

Il registro speciale delle startup innovative viene reso pubblico in formato elettronico e aggiornato su base settimanale dal sistema camerale, in modo da dare pubblicità e favorire il monitoraggio diffuso.

Infine un occhio ai numeri. Secondo il 15esimo rapporto trimestrale sulle aziende innovative realizzato da ministero e InfoCamere, oggi sono 8.897 le società iscritte alla sezione speciale del registro delle imprese che possono vantare lo status di start up innovative.

Le società di capitali costituite da meno di cinque anni, con fatturato non inferiore ai cinque milioni di euro l’anno e in possesso dei requisiti di innovazione tecnologica previsti dalla legge, sono cresciute di 506 unità rispetto alla fine del 2017.

Il capitale sociale sottoscritto dalle start up è cresciuto, passando da poco più di 423 milioni di euro a dicembre a ben 499 milioni di euro (+18%). In media 56.097 euro a impresa.

La presenza è elevata nella fabbricazione di computer (32,7%), nella produzione di software (32,2%) e nel campo della ricerca e sviluppo (65,6%).

La Lombardia si conferma la regione capofila per numero di startup innovative, superando quota duemila: sono 2.132, pari al 24% del totale nazionale. Seguono il Lazio, con 911 (10,2%), che per la prima volta supera l’Emilia-Romagna, ferma a 884 (9,9%). Al quarto posto rimane il Veneto con 822 (9,2%), seguito dalla Campania, prima regione del Mezzogiorno con 658 start up (7,4%).

I Fondi europei per lo sport

I Fondi europei per lo sport

I Fondi europei per lo sport, opportunità e modalità di partecipazione.

Meno male che c’è lo sport, quello sano, quello vero. E che ci sono anche istituzioni deputate a finanziare lo sport. E meno male che, in fin dei conti, c’è anche l’Europa che, con tutti i problemi che dà e che ha, qualcuna giusta ne fa.

Come quando decide di finanziare progetti interessanti riguardanti le materie più disparate. Noi che siamo a demonizzare quotidianamente l’Europa, in fondo, però, riconosciamo pure una settantina di anni senza guerre, una moneta unica, e soldi, per l’appunto per progetti interessanti.

In particolare in Italia si registra una carenza quasi cronica per i finanziamenti diretti a due settori della vita sociale: la scienza e lo sport. Per quanto riguarda i mancati finanziamenti alla scienza, potremmo dire tutto il male possibile.  Abbiamo abbandonato la ricerca scientifica, considerandola un aspetto di serie B della società: senza alcuna prospettiva, senza alcuna lungimiranza.

Il risultato è stato che la nostra beneamata nazione è rimasta indietro di anni luce rispetto ad altre in tema di progresso tecnologico; e ne stiamo pagando le conseguenze. L’altro aspetto trascurato in termini di adeguati finanziamenti e di sviluppo di progetti, è stato per l’appunto lo sport.

Purtroppo da noi lo sportivo lo si identifica spesso, più che con colui che fa sport, col tifoso. Magari lo sportivo vero è quello che fa l’una e l’altra cosa; tuttavia la carenza vera sta nel non aver prestato sufficiente attenzione al mondo dello sport inteso come momento di condivisione sociale. Oltre al fatto che, come noto, al di là di ogni altro tipo di risvolto, lo sport fa bene, anzi, benissimo alla salute.

Vale più una sana attività sportiva di base che mille medicine. Un corpo tonico, allenato, equilibrato, naturalmente è meno portato alle malattie, e quando queste ci sono, vengono superate meglio. Queste cose, per fare degli esempi, le hanno capite benissimo in Francia e in Inghilterra, dove interessanti programmi per le scuole, e più in generale per la società, hanno portato negli ultimi decenni a sviluppare le discipline sportive in maniera esponenziale. I risultati si vedono tutti quando si fanno le Olimpiadi o i Campionati del Mondo di Calcio, ad esempio.

Anni di programmazione, di progetti, e soprattutto di finanziamenti al mondo dello sport, hanno portato a questo. In Italia il finanziamento alle attività sportive è sempre stato, storicamente, estremamente limitato, quasi statico. Risorse limitate e scarsa programmazione sono stati i nostri punti deboli, anche se, come sempre, esistono le eccezioni. E talvolta anche le eccellenze.

I Fondi europei per lo sport modalita di partecipazionePer fortuna, come dicevamo, oggi ci sono i fondi europei per lo sport. Per partecipare ai relativi bandi, e quindi ottenere questi fondi, che sono anche consistenti, è consigliabile non essere colti impreparati, partecipando a dei corsi per la predisposizione alle domande di ammissione ai fondi stessi.

Addirittura in rete esistono anche dei corsi online. In questi corsi è possibile essere introdotti nella maniera più adeguata a concetti come “obiettivi prioritari di investimento, programmazione, struttura degli investimenti”.

Se intendiamo, ad esempio, partecipare al famoso programma Erasmus Plus Sport o agli altri FSE e FESR, avremo, partecipando a questi corsi, la possibilità di sviscerare le tematiche e le problematiche legate agli aspetti tecnici e metodologici riguardanti la gestione organizzativa e finanziaria dei progetti.

I professionisti del settore sportivo avranno così modo di aumentare notevolmente la loro capacità di inserimento nel mondo dei finanziamenti sportivi europei, sapendosi interfacciare anche con le realtà amministrative italiane, ivi comprese le Regioni, attraverso le quali passano gran parte dei fondi messi a disposizione dall’Europa.

Bisognerà controllare sui siti istituzionali regionali, di volta in volta, la disponibilità e l’entità di questi fondi, nonché le procedure e le modalità per ottenerli. Con una buona preparazione a questi corsi, non risulterà cosa particolarmente difficile.

Prestiti e prestiti personali, guide e consigli

Prestiti e prestiti personali guide e consigli

Prestiti e prestiti personali, guide e consigli per ottenere un finanziamento.

Molti di noi, almeno una volta nella vita hanno, avuto o avranno bisogno di un prestito, dalla propria famiglia o da un istituto di credito. Tutto ovviamente dipende da una serie di fattori tra cui l’entità del prestito. Se l’entità del prestito è limitata, c’è una maggiore possibilità di ottenerlo; è una questione di solvibilità, di capacità del debitore di far fronte a cifre minori con una tranquillità maggiore, pertanto le garanzie richieste in questo senso sono minori.

Prima di concedere un qualsiasi prestito gli istituti di credito effettuano le verifiche del caso, controllando specialmente se siete stati segnalati da altri istituti come cattivi pagatori, se in passato siete stati oggetti di pignoramenti, sequestri o protesti.  Oltre ad essere dei buoni pagatori, avrete bisogno di garanzie, quali un contratto a tempo indeterminato, una casa di proprietà, un buon reddito se invece siete nullatenenti, avrete necessariamente bisogno che qualcuno garantisca per voi, magari con una fidejussione o altro tipo di garanzia personale.

Per quel che riguarda il buon mercato, bisogna, prima di stipulare il contratto, prestare la massima attenzione. Non bisogna fermarsi all’indicazione del tasso di interesse, del Tan, del Taeg, del tasso fisso o variabile; bisogna anche andare a verificare, da subito, le spese per la concessione del prestito e le modalità di estinzione, nonché le previste penali per ritardato pagamento. Solo avendo un quadro completo di tutti questi elementi, possiamo dare un giudizio attendibile sulla bontà e sulla convenienza del prestito stesso.

Per farsi un’idea di cosa andrete a spendere è buona regola quella di richiedere una simulazione dell’entità delle rate per tutto il periodo di restituzione dei soldi. In questo modo non sarà difficile quindi, a fronte della comparazione di dette simulazioni, scegliere l’offerta che riteniamo essere più conveniente, come ad esempio i prestiti personali IBL Banca.

Ed eccoci pronti per acquistare una macchina, per rifare la cucina, per affrontare una spesa medica di rilievo o, molto più semplicemente, per andare in vacanza. In rete esiste la possibilità di vagliare più opportunità: armiamoci di santa pazienza e confrontiamone il più possibile, non è per nulla difficile.

Acquistare a rate senza busta paga, si può?

Acquistare a rate senza busta paga

Acquistare a rate senza busta paga, si può? Ecco come e che cosa serve.

Fra esodati, licenziati, gente che non riesce a lavorare, qui le cose non si mettono bene. Dire che c’è crisi economica probabilmente è un eufemismo; il fatto è che altre crisi economiche più o meno importanti col passare del tempo sono state superate. Questa sembra essere una crisi sistemica, che è un’altra cosa.

Vale a dire. Non è che all’interno del sistema entrano in crisi alcuni elementi che poi col passare del tempo si rimetteranno in riga; qui si tratta di valutare che è entrato in crisi un sistema, con tutto quel che ne consegue. Perciò col passare del tempo ci renderemo conto che dovremo modificare i nostri parametri di ragionamento.

Da un punto di vista economico-finanziario, ma anche lavorativo, le certezze saranno sempre minori e, purtroppo, la forbice fra chi ha di più e chi ha di meno è destinata ad allargarsi: ci sarà chi avrà molto di più e chi avrà molto meno. Insomma, non è improbabile il fatto che, se non si interviene subito e a fondo, le cose non si metteranno bene.

I meccanismi tradizionali delle entrate e delle uscite stanno mutando velocemente anch’essi, in funzione di una precarietà generalizzata e di una insicurezza rispetto a situazioni che parevano essere, col tempo, con la buona volontà e con la pazienza, acquisite o acquisibili. Come ad esempio un bel contratto a tempo indeterminato. E invece manco per niente.

I figli stentano a trovare lavoro, e nonni e genitori, con pensioni nemmeno ragguardevoli, sono costretti a utilizzare il bancomat anche per loro; perché, cosa incredibile ma vera, la pensione è diventata una delle poche entrate sicure alle quali appigliarsi. E non si sa nemmeno per ancora quanto tempo. Anche gli acquisti, naturalmente, seguono questa evoluzione.

Acquistare a rate senza busta paga si può? Cosa dice la banca

Acquistare a rate senza busta paga si puo

Il prestito in banca, diventato molto più difficile e a volte impossibile, non è cosa di tutti i giorni. Per avere un fido o un mutuo servono centocinquanta garanzie di parenti fino al quindicesimo grado. Le carte di credito e i bancomat ce li hanno in molti, ma il problema è che dietro, o dentro se volete, c’è poco o nulla.

Stiamo esagerando? Se consideriamo i numeri sullo stato medio delle famiglie italiane, sull’occupazione e sugli indici di povertà, non ci sembra. Quindi, se abbiamo un bancomat con pochi soldi dentro, e magari non una busta paga, solitamente ci sono preclusi acquisti a rate. Così è sempre stato, e così è la normalità; eppure sembra che ora qualcosa stia cambiando, fortunatamente, anche in questo senso.

Vale a dire che c’è la possibilità di acquistare a rate senza esibire la famosa busta paga. Esistono aziende e realtà varie che consentono ai propri clienti di rateizzare certi acquisti. Ovviamente stiamo parlando di acquisti oltre un certo importo, non di dieci euro. Ad esempio, per acquisti oltre i trecento euro, alcuni store propongono la rateizzazione degli importi in dieci o più mensilità.

Niente busta paga, avalli, fidejussioni e garanzie varie: servono un Bancomat, il Codice Fiscale, la Carta di Identità e il numero di telefono del cellulare. Ovviamente le condizioni variano da store a store, ma in linea di massima si può dire che le rateizzazioni non prevedono pagamenti di interessi o altre spese di sorta.

Per quanto riguarda acquisti di valore minimo, c’è anche chi dà la possibilità di fare questi, tuttavia il numero delle rateizzazioni è decisamente inferiore, e si aggira sulle 3-5 rateizzazioni. Normalmente le procedure sono standardizzate e non c’è possibilità di contrattazione sul numero delle rate. In rete ci sono molte realtà che propongono questo genere di acquisti senza busta paga. Facciamo un giretto e andiamo a vedere fiduciosi quella che più ci aggrada.

Fondi per giovani imprenditori, opportunità e bandi

Ci sono fondi per giovani imprenditori e quali sono? Qualche informazione sulle opportunità e sui bandi ai quali è possibile partecipare.

Il problema dell’imprenditoria in Italia viene da lontano, nel senso che, fatta eccezione per la piccola e piccolissima impresa, in fin dei conti non siamo mai stati un Paese di imprenditori.

In generale possiamo dire che la piccola imprenditoria e quella familiare hanno funzionato decentemente da decenni, e probabilmente sono state l’asse trainante, uno dei motori economici italiani. Tuttavia, purtroppo, specialmente in alcune Regioni, siamo stati avvezzi a considerare l’imprenditoria come esistente solo a condizione che potesse essere assistita, e non sempre in maniera sana.

Stiamo parlando dell’assistenzialismo, ovviamente, una delle vere piaghe del nostro Paese. Miliardi e miliardi bruciati, gettati via nel nulla nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, come sovente è accaduto, invece i fondi pubblici hanno preso strade tutt’altro che buone, viaggiando verso i lidi del malaffare e delle vere e proprie truffe. Non solo, in moltissimi casi le Regioni non sono state nemmeno in grado di spendere i fondi messi a disposizione dalla Comunità europea.

E francamente, fra malaffare e incapacità, non sappiamo davvero quale sia la cosa peggiore. Tutto è ulteriormente precipitato con la crisi economica di una decina di anni fa, crisi che dura tutt’ora, anche se sembra che progressivamente vada facendo sentire meno i propri effetti. Ma il problema ora è: c’è la possibilità di creare e ricreare un’imprenditoria sana, fatta di idee e buona volontà, di progetti validi, di buone intenzioni seguite dai fatti?

Certo che c’è, perché, come noto, le idee dalle nostre parti non mancano mai; ci fermiamo solo quando dobbiamo realizzarle. E allora cerchiamo di dare una spinta alla fase della realizzazione della creazione della start up vera e propria; il momento nel quale all’idea e al progetto deve seguire la giusta dotazione di risorse che consentono di dare sostanza alle idee stesse.

Fondi per giovani imprenditori opportunita e bandi

Così, negli ultimi tempi c’è la seria possibilità per i giovani, e non solo, di accedere a interessanti finanziamenti messi a disposizione dalla Comunità Europea, molti dei quali passano proprio attraverso le Regioni, che sono il vero e proprio Bancomat dello Stato. Ma è evidente che i finanziamenti e le agevolazioni non possono più essere dati a pioggia, come una volta.

Anche perché i controlli dello Stato e della stessa Comunità Europea sono più stringenti. Allora bisogna passare per bandi e per procedure concorsuali, attivati nella maggior parte dei casi dagli enti regionali stessi. Per i giovani, partecipare a questi bandi non è difficile. Parliamo di bandi per la microimprenditoria che contengono agevolazioni soprattutto per i giovani.

Si tratta di finanziamenti a fondo perduto e/o prestiti particolarmente agevolati che passano attraverso le banche convenzionate con le Regioni stesse. Di questi bandi ne troviamo tantissimi in rete, e soprattutto, naturalmente, sui siti istituzionali delle Regioni. Quando i bandi vengono pubblicati, se ne può avere immediata conoscenza o consultando questi siti istituzionali, o iscrivendosi ad apposite news letter che avvisano dell’esistenza degli stessi.

Potremo così accedere alle condizioni di partecipazione e di ammissibilità, nonché alle modalità di valutazione dei progetti che vengono presentati. Quindi, il consiglio che si rivolge a chi si chiede se ci sono fondi per giovani imprenditori, è di armarsi di buona volontà e anzitutto andare a controllare presso il sito istituzionale della propria Regione di appartenenza, o quella presso la quale si intende avviare l’attività imprenditoriale.

Dalla Valle D’Aosta, all’Umbria, al Lazio, alla Sicilia, insomma in tutte le Regioni troveremo le notizie utili che ci servono per partecipare a questi bandi. Si fa praticamente tutto online: vengono indicate le date di partecipazione, le scadenze, le modalità di partecipazione, i fondi messi a disposizione e le forme societarie tramite le quali è ammessa la partecipazione medesima; ma in alcuni casi sono ammesse anche le persone singole, ovviamente anche i giovani, dotati di partita Iva.

Case per anziani, le strutture residenziali per alloggio e assistenza

finanziamenti case per anziani

Case per anziani, una panoramica sulle strutture residenziali per alloggio e assistenza.

All’inizio del secolo scorso si campava in media una cinquantina di anni, e a sessanta anni si era già anziani compiuti, con tanto di certificato. Col passare del tempo, lo sviluppo in generale della scienza e delle scienze mediche più in particolare, hanno prodotto un notevole incremento dell’età media delle persone.

La qualità della vita, l’alimentazione, le cure, hanno permesso a una buona parte della popolazione del pianeta di vivere più a lungo.

Fermo restando, ovviamente, le enormi differenze con i Paesi sottosviluppati e comunque con quelle zone della Terra dove condizioni di povertà e di arretratezza non consentono di stare al passo, ad esempio, con le moderne democrazie occidentali.

In Italia e in Giappone pare che si campi più a lungo, in base alle ricerche demografiche condotte in maniera molto accurata. E questo, problemi politici ed economici a parte, può pure andar bene; fatto sta che in Italia stiamo diventando progressivamente una popolazione di anziani. Il tasso di natalità è molto basso da una parte, e dall’altra la gente vive più a lungo. Le eccezioni sono date dagli immigrati, che figliano molto di più degli Italiani.

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Quindi molti anziani e problematiche connesse saranno un puntum dolens del nostro Paese nei prossimi decenni. Spese mediche, assistenza, individuazione o creazione di strutture alloggiative, saranno realmente un problema che prima si affronta e meglio è. Posto che l’anziano, che verosimilmente è andato in Pensione, non lavora e non produce, i conti dello Stato da un punto di vista della previdenza e assistenza rischiano di andare verso un rosso profondo.

Per quel che riguarda poi la condizione umana dell’anziano, il contesto sociale che si trovano a vivere gli anziani stessi è radicalmente diverso da quello anche e solamente del secolo scorso. Le famiglie tendevano a fa restare gli anziani, magari quelli rimasti soli, in casa, nelle proprie abitazioni, e comunque in situazioni di vicinanza o di prossimità. Ora le cose paiono in molti casi diverse. Sempre più anziani vivono una loro condizione di solitudine, a volte di isolamento sia dai contesti sociali che più semplicemente da quelli familiari o parentali.

A questo punto due sono le cose. O Tendiamo a riprendere i nostri anziani presso le nostre abitazioni, oppure dobbiamo cercare di farli stare il meglio possibile in apposite strutture alloggiative, sempre che non abbiano, naturalmente, già una loro casa, magari di proprietà o in affitto. Esistono comunque le case per anziani, strutture residenziali molto diffuse. Le soluzioni abitative sono in realtà molteplici, vanno dalla casa di riposo, alla residenza sanitaria assistenziale; dalla casa protetta alla casa albergo, dalla residenza sociale assistita alla casa vacanza. Insomma, la scelta non manca. Vediamo qualcuna di queste soluzioni più nello specifico.

  • Le Case Albergo sono per autosufficienti, come assistenza sanitaria hanno solo ambulatorio, gli appartamenti sono autonomi e la gestione è privata.
  • Le Case di Riposo sono per almeno parzialmente autosufficienti, hanno l’assistenza sanitaria, stanza stile appartamento o suite, la gestione è privata.
  • Le Case Famiglia sono per anziani soli, hanno solo ambulatorio, sono in un contesto di ambiente familiare, sono private o convenzionate.
  • Le Case Protette sono per non autosufficienti, c’è l’assistenza sanitaria, la sistemazione è alberghiera, sono private o convenzionate.
  • Le Comunità Alloggio sono per almeno parzialmente autosufficienti, c’è l’assistenza sanitaria, la sistemazione è alberghiera in piccole comunità, sono pubbliche o private.
  • Le Residenze Sanitarie Assistenziali sono per non autosufficienti, hanno l’assistenza sanitaria, la sistemazione alloggiativa è variabile, sono pubbliche, private o convenzionate.
  • Le Residenze Sociali Assistite sono per autosufficienti over 65, hanno l’assistenza sanitaria, la sistemazione è alberghiera, sono strutture private convenzionate.

Per tutte le informazioni del caso come ad esempio richiedere anche un finanziamento per aprire una casa famiglia, è bene rivolgersi ai servizi sociali del proprio Comune di competenza.

Prestiti a fondo perduto per nuove imprese, come fare?

Prestiti a fondo perduto per nuove imprese, come fare per ottenerlo?

Per far girare l’economia c’è bisogno di inventare qualcosa di nuovo, e per inventare qualcosa di nuovo bisogna che si costituiscano nuove imprese. Ma le nuove imprese hanno bisogno di risorse e se non ci sono le dotazioni iniziali diventa difficile, se non impossibile, cominciare a fare impresa in maniera adeguata.

È un problema certo non di oggi, ma se vogliamo rilanciare l’economia, le banche e le istituzioni in qualche maniera devono allentare quella cinta strettissima che tiene immobilizzato il loro denaro quando si tratta di dare prestiti, di accordare fiducia, di fare condizioni veramente e non fintamente convenienti.

Tutto questo passa attraverso le politiche economico-finanziarie e monetarie, in primo luogo da parte dell’Europa, e poi da parte dei diversi Stati che la compongono, fermo restando che le banche, che spesso non fanno bene il loro mestiere, anzi, malissimo, devono muoversi in direzione di una maggiore flessibilità per gli argomenti che abbiamo portato sopra.

I finanziamenti a fondo perduto sono concessioni di capitale che non saranno richieste dal soggetto erogante. Tali prodotti di solito riguardano aziende ma anche singoli cittadini. Questa tipologia di agevolazioni riguarda normalmente, ma non solo, l’imprenditoria femminile, quella giovanile e le nuove start-up. Alla base di tutto bisogna capire una cosa: per mettere su una start-up, una nuova impresa o qualcosa di simile, bisogna nella quasi totalità dei casi rivolgersi alle Regioni di competenza.

Questo perché, indipendentemente dall’Ente pubblico erogante, è la Regione che governa il processo di erogazione dei fondi. Vale a dire che, sia che si tratti di fondi europei, sia che si tratti di fondi statali, sia che si tratti di fondi regionali, le modalità per riceverli passano attraverso le Regioni, che costituzionalmente sono gli Enti preposti a questo tipo di erogazioni. Le Regioni diventano così una sorta di bancomat cui attingere, se ce ne sono le condizioni, per avere agevolazioni, finanziamenti, prestiti, erogazioni.

Prestiti a fondo perduto per nuove imprese

Normalmente le Regioni stesse stipulano accordi con le banche, attraverso le quali materialmente avvengono le erogazioni stesse di denaro. Le banche su questo non hanno discrezionalità, ma si muovono sulla base delle leggi statali e regionali che consentono questi accordi. Per questo è fondamentale, non tanto andare a vedere cosa fa lo Stato o la Comunità Europea su una determinata materia, quanto quello che fa una Regione, una volta stanziati determinati fondi direttamente, o facendo da tramite allo Stato o all’Europa stessa.

È evidente che le domande di ammissione siano ammesse a una selezione. In generale di tratta di procedure cosiddette a sportello, vale a dire si presentano le domande (generalmente in forma telematica) e determinate commissioni ne vagliano l’ammissibilità in termini giuridici e di disponibilità, nonché della bontà del progetto.

In altri termini si parla dei cosiddetti bandi. Questi possono riguardare le start-up, l’imprenditoria giovanile, quella femminile, ma anche determinate materie specifiche: l’innovazione, l’artigianato, il commercio, e così via. La cosa migliore in questi casi è la più banale: senza andare a controllare chissà quali leggi e normative, bisogna tenere sott’occhio il sito istituzionale di ogni Regione che ci interessa.

Nel sito istituzionale, per legge, devono essere pubblicati i bandi e l’intenzione di erogare determinati fondi con particolari finalità che, a titolo di esempio, abbiamo descritto sopra. Ci sono delle note sintetiche sulle modalità e anche i moduli per fare le domande.

È particolarmente importante il fattore tempo. Sia perché i fondi, ovviamente, non sono infiniti, sia perché di solito sono moltissime le imprese, nuove o meno, che decidono di partecipare ai bandi o comunque alle procedure di ammissione ai prestiti a fondo perduto. Quindi, occhio ai bandi sui siti istituzionali delle Regioni.

La cambiale ipotecaria, in cosa consiste?

La cambiale ipotecaria, in cosa consiste e a che serve?

Avrete tutti certamente sentito parlare di cambiali. Molti di noi hanno avuto a che fare con queste, sia come debitori sia come creditori. In verità era una modalità di pagamento molto in voga una volta; ora un po’ meno, ma è sempre presente.

E’ un modo, in definitiva, per pagare in maniera differita. Un pezzo di carta che contiene una promessa di pagamento con determinate condizioni. Se non ti posso pagare subito, le mie cambiali servono a farti la promessa che determinate cifre le pagherò, magari rateizzate, entro quelle date.

Nel diritto la cambiale si definisce come un titolo di credito, formale e astratto, attribuitivo al legittimo possessore del diritto di ottenere la somma indicata alla scadenza e nel luogo previsti. E’ un titolo di credito all’ordine, ma se c’è la clausola non all’ordine, non può essere girato ad altri.

A regolare e normare questo titolo di credito, c’è la famosa legge cambiaria, l’antico R.D. 1669 del 1933. Altre norme sono contenute nel Codice Civile. Un requisito essenziale della cambiale è la forma; se essa non ricalca le prescrizioni dell’art. 1 della Legge cambiaria, il titolo non è più una cambiale, bensì una mera attestazione di credito, con la conseguenza che ad esso saranno applicate di volta in volta norme diverse da quelle previste dal R.D. citato.

Nella cambiale tipicamente troviamo:

  • L’ordine incondizionato di pagare una certa somma
  • Il nome, il luogo e la data di nascita, oppure il codice fiscale del trattario, cioè di chi deve pagare
  • L’indicazione della scadenza
  • L’indicazione del luogo di pagamento
  • Il nome di colui al quale o all’ordine del quale deve farsi il pagamento
  • Il luogo e la data di sottoscrizione della cambiale
  • La firma di chi emette la cambiale, ovvero il traente.

Nella cambiale tratta c’è un ordine di pagamento mediate il quale il traente ordina al trattario di pagare al beneficiario una certa somma. Nel pagherò, ovvero il vaglia cambiario, l’emittente si impegna a pagare al beneficiario la cifra indicata nel titolo.

La cambiale ipotecaria in cosa consiste

La cambiale ipotecaria in cosa consiste

La cambiale può essere ipotecaria. In questo caso essa viene garantita da ipoteca. Normalmente questa cambiale viene redatta su moduli cartacei prestampati, cosicché sia agevolmente riconoscibile. La cambiale ipotecaria conferisce al possessore il diritto di rivalersi sul patrimonio ipotecato del debitore, con priorità su ogni altro creditore.

Il possessore o comunque il beneficiario può anche trasferire l’ipoteca ad altri, senza bisogno della registrazione nei registri immobiliari. Nella cambiale ipotecaria il valore dell’ipoteca deve essere superiore a quello del credito, di modo che il creditore sia sufficientemente garantito in caso di inadempienza. Nel caso in cui il debitore non adempia, il creditore può notificargli un atto di precetto. Essendo la cambiale un titolo esecutivo, in caso di ulteriore inadempienza, possono essere pignorati i beni oggetto dell’ipoteca.

La cambiale ipotecaria in verità non è uno strumento molto utilizzato, perché i costi fiscale e delle spese notarili normalmente sono ingenti. Comunque è uno strumento valido nei casi di vendita a rate di beni di un certo valore. In certi casi può essere considerato un valido strumento per pagare se non si vuole ricorrere a un mutuo.

Una volta che il debito è stato estinto, l’ipoteca può essere cancellata, la qual cosa è un’operazione relativamente semplice. Negli ultimi anni lo strumento della cambiale ipotecaria sta prendendo sempre più piede. Il problema principale è quello di una corretta valutazione di tutte le spese che sono alla base. E’ consigliabile in questi casi rivolgersi a un notaio e farsi preparare un preventivo complessivo di ogni spesa da affrontare e delle competenze notarili per le operazioni del caso.

Agevolazioni per la prima casa, come accedere al beneficio

Agevolazioni per la prima casa, un beneficio non indifferente. Come fare per ottenerlo?

Bisogna dire subito che ogni tipo di agevolazione riguardante gli immobili in genere è sempre molto gradita, specialmente se si tratta di agevolazioni fiscali, e ancor di più se si tratta di agevolazioni sulla prima casa.

A questo proposito, col passare degli anni, i cittadini italiani sono passati da una condizione nella quale molti avevano casa in affitto, a una condizione in cui molti possiedono la casa in proprietà. Stiamo parlando della prima casa ovviamente, quella in cui abitualmente si risiede. Questo è particolarmente positivo. Certo, è auspicabile che, prima o poi, tutte le famiglie possano avere almeno una casa di proprietà in cui abitare; tuttavia stiamo messi senz’altro meglio, almeno rispetto alla condizione dell’immediato dopoguerra, quando il problema abitazione era ovviamente molto più sentito.

C’era da ricostruire e da costruire, e con lena e impegno ci siamo riusciti, in fondo in pochi decenni. Tutto sommato, diceva Sandro Pertini, gli Italiani non anelano a tanto: basta una casa e un lavoro. Non sappiamo se le cose stiano proprio così, comunque adesso, più che il problema immobiliare, esiste quello del lavoro. In casa ovviamente ci stiamo male, anzi, molto male se non lavoriamo.

Ma torniamo alle agevolazioni fiscali sull’acquisto della prima casa che, insieme alle agevolazioni sulle ristrutturazioni e quelle sull’energia, sono un punto importante per le politiche dei governi negli ultimi anni. Sostanzialmente anche per il 2018 queste agevolazioni restano, sulla scorta di quelle che già esistevano nel 2016 e nel 2017.

Questo vuol dire che non si tratta di misure spot o una tantum, bensì di misure che tendono ad avere un carattere strutturale. Sempre che, naturalmente, i prossimi governi o i vari parlamenti di turno non decidano di cancellare questi benefici. Queste agevolazioni sono chiamate anche con la locuzione bonus prima casa, la quale con una certa efficacia ci fa capire di cosa si tratta. E di cosa si tratta?

Le imposte, quando si acquista un immobile, variano anche in maniera considerevole, a secondo se ad acquistare sia una persona fisica o un’impresa. Questo in base alle chiarificazioni che ci dà la stessa Agenzia delle Entrate, cui facciamo riferimento per le primissime spiegazioni. Se è un’impresa ad acquistare la prima casa, in generale non si paga l’IVA, anche se esistono delle eccezioni. Quando non si paga l’IVA, si deve pagare l’imposta di registro, l’imposta ipotecaria fissa e l’imposta catastale fissa.

Agevolazioni per la prima casa come accedere

Se l’acquisto della prima casa è da un privato, si devono pagare le seguenti imposte: l’imposta di registro del 9%, l’imposta ipotecaria di 50 euro, l’imposta catastale fissa di 50 euro. Tutte queste imposte sono solitamente versate dal notaio al momento della registrazione del contratto di compravendita. Se si compra l’immobile usufruendo dei benefici fiscali prima casa, bisogna pagare le seguenti imposte.

Per l’acquisto della prima casa da un privato o da un’impresa in esenzione Iva, si deve pagare l’imposta di registro proporzionale nella misura del 2%, l’imposta ipotecaria fissa di 50 euro, l’imposta catastale fissa di 50 euro.

Per l’imposta della prima casa da un’impresa, con vendita soggetta a IVA, si deve pagare l’Iva ridotta al 4%, l’imposta di registro fissa di 200 euro, l’imposta ipotecaria fissa di 200 euro, l’imposta catastale fissa di 200 euro.

Per avere il bonus prima casa, l’abitazione si deve trovare nello stesso Comune di residenza dell’acquirente. Gli altri requisiti dalla legge sono: l’abitazione deve essere a/2 (civile); a/3 (economico); a/4 (popolare); a7% (ultrapopolare); A7& (rurale); a/7 (villino); a/11 (abitazione tipica del luogo). L’agevolazione non c’è per le abitazioni di tipo signorile, le ville, i castelli e palazzi di eminenti pregi artistici e storici.

I fondi per le imprese, che cosa sono?

I fondi per le imprese che cosa sono

I fondi per le imprese, vediamo di capire insieme che cosa sono e a che cosa servono.

Se andiamo a vedere l’andamento dell’economia italiana in questi ultimi mesi, non c’è dubbio che vi siano segnali di ripresa importanti, con la gran parte degli indicatori in rialzo. Certamente non si tratta di un boom, ma di qualcosa di visibile e significativo. Se in Europa ancora non andiamo benissimo, tuttavia sta nascendo qualcosa che tende a solidificarsi anche qui da noi.

In generale abbiamo una visione migliore dell’economia e della finanza, giacché i conti pubblici vanno migliorando. Regna in sostanza un certo ottimismo. Di chi è il merito? Non sapremmo dire per certo, ma una cosa ci sentiamo di dire: nel nostro beneamato Paese quando le cose vanno male, la colpa è del governo, quando vanno bene, il merito è della congiuntura internazionale.

Questa è una visione poco laica e molto ideologica dell’economia, della finanza, della politica e forse pure dell’esistenza. Fatto sta che in Italia l’indice FTSE MIB nel 2017 ha registrato un incremento addirittura del 15%, valore che non si raggiungeva da molto tempo. In giro probabilmente ancora non c’è euforia perché non sembra proprio il caso, ma quel sentore diffuso di negatività che c’era ancora l’anno scorso, pare stia cedendo il passo a una nuova volontà, a una voglia di rimboccarsi le maniche per non sprecare quello che si è cominciato a costruire e a ricostruire.

Insomma, la ripresa economica internazionale l’abbiamo finalmente agganciata anche noi, seppur con qualche sforzo in più rispetto ad altri Paesi europei. Tutto sta a continuare nell’azione positiva, sviluppandola ulteriormente per trovarci nei prossimi mesi e nei prossimi anni, proiettati in una ripresa veramente solida e duratura. E, strano a dirsi, l’incertezza dovuta alla campagna elettorale già da qualche tempo cominciata, non sembra riflettersi più di tanto sulla borsa e, in maniera più indiretta, sull’economia.

D’altro canto, le due grosse locomotive occidentali, quella statunitense e quella europea, hanno ricominciato a macinare chilometri e chilometri. Noi proviamo a star loro appresso. Ma in Italia c’era ancora un problema, quello dei crediti alle imprese, dei fondi alle imprese. L’economia sarà ancora più forte se, specialmente le piccole e medie imprese, potranno godere di nuovo di un buon sistema creditizio, dopo tutti i problemi che hanno avuto le nostre banche negli ultimi anni, con relativa scarsa solidità e scarsa propensione a prestare denaro. Il sistema del credito, in altre parole, era quasi al collasso.

I fondi per le imprese, che cosa sono

fondi per le imprese

Ora le cose stanno cambiando in maniera netta: grazie alla sinergia fra tre istituzioni, quella europea, quella regionale e gli istituti di credito, la cinghia che teneva stretto il nodo sotto il quale tenevano i soldi le banche, si sta allentando. L’Europa mette a disposizione fondi importanti per lo sviluppo su progetti e tematiche di rilievo, e le Regioni italiane recepiscono e reindirizzano questi fondi a fronte di bandi che ormai quasi quotidianamente escono sui siti ufficiali istituzionali delle realtà regionali stesse.

Attraverso le Regioni, che sono la cassaforte finanziaria delle realtà territoriali, passano questi fondi. Vengono messe a disposizione risorse sia in forma di contributi a fondo perduto, sia in forma di prestiti a tassi estremamente agevolati. Naturalmente le piccole e medie imprese, e non solo queste, devono presentare, in base ai bandi emessi di volta in volta, una serie di progetti ritenuti ammissibili e validi.

Normalmente i fondi riguardano le imprese classiche, i titolari di partita Iva, le start up, ma a volte anche le imprese ancora da costituire. Insomma, la prima cosa da fare senza indugio, è quella di fare un giro sul web e andare a controllare quali sono i bandi regionali che ci possono interessare in funzione dei progetti imprenditoriali o commerciali che intendiamo lanciare o ulteriormente sviluppare. Da lì alla partecipazione effettiva il passo è breve.