ASD: contributi a fondo perduto e sgravi per le associazioni sportive dilettantistiche

Sono tanti, al giorno d’oggi, i cultori dello sport che hanno anche notevoli competenze nella propria disciplina ma non hanno il denaro necessario per poter aprire una palestra o una struttura simile.

La soluzione però c’è ed è anche vantaggiosa: si può scegliere di dar vita a un’associazione sportiva dilettantistica (ASD), ovvero un ente che ha come scopo la promozione dell’attività sportiva da parte di amatori e che gode di un regime fiscale agevolato.

Le due caratteristiche fondamentali di detta società sono l’organizzazione di attività sportive a carattere ‘non professionale’ e l’assenza di fini di lucro (con il divieto di distribuire utili tra i soci). Questo però non significa che escludano qualsiasi tipo di introito: i soci istruttori infatti possono essere remunerati e i corsi erogati a pagamento.

Per quanto riguarda il regime fiscale agevolato, sono previste le agevolazioni tributarie disciplinate appositamente dalla Legge 398 del 1991 che fa corrispondere al rispetto di alcuni requisiti appunto una serie di agevolazioni.

Contributi per associazioni sportive dilettantistiche

Il regime forfetario previsto dalla legge n. 398 del 1991 consente di determinare forfetariamente l’Iva da versare, in luogo dell’utilizzo dell’ordinario metodo di conteggio “Iva da Iva” (iva sulle vendite meno iva sugli acquisti). Gli enti associativi che optano per il regime 398/91 determinano poi la base ai fini Ires applicando l’aliquota del 3% al totale dei proventi commerciali e aggiungendo, al risultato così ottenuto, le plusvalenze patrimoniali, interamente tassate.

Gli enti che applicano il regime forfetario di cui alla Legge 398/1991 non devono però superare il limite annuo di euro 250.000 dei proventi da attività commerciale, onde evitare la decadenza dal regime agevolativo. Il superamento del limite determina la fuoriuscita dal regime dal mese successivo al quello in cui il limite viene superato. A partire da questo momento si applicheranno le regole generali di versamento dell’Iva e di calcolo di Ires e Irap dovute.

Le associazioni sportive dilettantistiche generalmente recuperano i fondi per finanziare la loro attività in vari modi:

  • la quota di iscrizione, annualmente conferita dai soci all’associazione;
  • eventuali contributi ulteriori, richiesti ai soci per fare fronte ai costi di gestione;
  • i corrispettivi versati dai soci per partecipare a determinate attività organizzate dall’associazione, come corsi sportivi, pratici o teorici, e attività connesse alla pratica sportiva, come preparazione atletica, uso di palestre;
  • i corrispettivi ricavati dall’attività commerciale organizzata dall’associazione, cioè i proventi ricavati da corsi sportivi verso terzi non soci, affitto di attrezzature e impianti a terzi non soci, proventi derivanti da gare, pubblicità, sponsorizzazione.
  • i fondi derivanti dal 5 x mille, se l’associazione sportiva svolge attività a favore di giovani, anziani o soggetti svantaggiati.

Ma di fondamentale importanza sono anche i contributi che ogni anno regioni, governo ed Unione Europea mettono a disposizione per finanziare proprio le ASD.

Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, avvenuta nel dicembre 2009, l’Unione europea ha acquisito per la prima volta una competenza specifica nel settore dello sport.

L’articolo 165 del TFUE (trattato sul funzionamento dell’Unione europea)  contiene, nello specifico, gli aspetti particolareggiati della politica dello sport e conferisce all’UE le competenze per sostenere, coordinare e integrare le misure politiche nel settore sportivo adottate dagli Stati membri. Esso stabilisce che «l‘Unione contribuisce alla promozione dei profili europei dello sport, tenendo conto delle sue specificità, delle sue strutture fondate sul volontariato e della sua funzione sociale ed educativa».

Parte degli investimenti promossi con fondi europei è impiegata in nuovi progetti edili, parte in lavori di ristrutturazione o manutenzione.

In Italia, solo nel 2015, con l’obiettivo di favorire una progressiva crescita del profilo infrastrutturale dell’impiantistica sportiva, l’Istituto per il Credito Sportivo ha presentato due nuovi programmi per il finanziamento e il sostegno degli investimenti negli impianti sportivi: la seconda fase di “1.000 Cantieri per lo Sport” (le richieste di finanziamento per gli interventi negli impianti sportivi di base potevano essere presentate dall’11 maggio al 15 luglio 2015) e l’introduzione del “Fondo di garanzia presso l’Istituto per il Credito Sportivo”.

Il Fondo di Garanzia, ad esempio, si applica per tutti i soggetti pubblici e privati interessati, che perseguono anche indirettamente finalità sportive. Il Fondo si assume i rischi fino a un massimo del 60% del totale del finanziamento richiesto (per un importo complessivo non superiore a € 1.500.000). Il finanziamento può essere utilizzato per tutte le operazioni di finanziamento di durata superiore a 18 mesi e non superiore a 15 anni.

I finanziamenti possono essere di tipo ‘agevolato’ (in percentuale variabile da bando a bando) oppure a fondo perduto. A queste tipologie di finanziamento si possono aggiungere inoltre varie altre forme di facilitazione all’accesso per il microcredito.

Nel luglio 2016, il Presidente dell’Anci Piero Fassino e il Commissario Straordinario del Credito Sportivo Paolo D’Alessio, alla presenza del presidente Coni Giovanni Malagò, hanno firmato il protocollo di intesa che permetterà ai comuni di attivare mutui a tasso agevolato per incentivare la promozione dell’attività sportiva nei territori attraverso l’impiantistica di base.

I Comuni avranno a disposizione 160 milioni di euro per la costruzione, l’ampliamento, la ristrutturazione, l’efficientamento energetico e la messa a norma degli impianti sportivi, compresa l’acquisizione di aree e immobili finalizzate alla realizzazione di strutture di impiantistica sportiva. Il budget, inoltre, potrà essere impiegato anche per la realizzazione di piste ciclabili e per l’acquisto di attrezzature.

Il protocollo d’intesa avrà una durata biennale e proporrà sia alle amministrazioni singole sia a quelle in unione dei mutui a tasso zero e a tasso agevolato.

Le risorse stanziate dal protocollo prevedono, nello specifico, 60 milioni di euro per mutui a tasso zero, che avranno un’attivazione immediata, dei quali:

  • 24 milioni per interventi realizzati dai Comuni fino a 5.000 abitanti;
  • 18 milioni per interventi nei Comuni medi (da 5.000 a 100.000 abitanti) e dalle Unioni dei Comuni;
  • 18 milioni per i Comuni capoluogo.

 

La documentazione da trasmettere è composta da:

  • domanda di ammissione alle facilitazioni
  • protocollo d’intesa tra ente pubblico, Asd e Lnd
  • autorizzazione dell’organo competente alla presentazione della domanda di ottenimento delle facilitazioni
  • progetto almeno di livello preliminare comprendente i due lotti funzionali
  • copia delle convenzioni-concessioni in vigore o dichiarazioni d’intenti stipulate coi comuni proprietari per l’utilizzo dell’impianto sportivo per tutta la durata del mutuo
  • copia dell’atto costitutivo dell’associazione dilettantistica richiedente corredato da relativo statuto.

 

Le ASD e il mondo dello sport dilettantistico in definitiva possiedono caratteristiche particolari  e per certi versi peculiari, anche in ragione del fatto che rappresentano un importante strumento di promozione sociale, ma possono rappresentare anche una soluzione lavorativa interessante per tutti i cultori di una disciplina sportiva.